—Vile, volevate dire? Sì, ditemi pure che sono un vile. Sfuggo almeno al ridicolo. Non getto alle turbe il segreto delle mie debolezze. Mi chiudo in questa solitudine della mente e del cuore. Ho l'apparenza della felicità, e conquisto la pace.

—Una pace di tomba; gran bella cosa!—esclamò il serafino,—E credete di fare il vostro dovere? Anzi, dirò di più, credete di non esser debitore di nulla al mondo, per poter farne impunemente ciò che fate? Signor priore, lasciate che una donna, una fanciulla, si attenti di darvi una lezione; direte poi se ho torto, ed io m'inchinerò al vostro giudizio. Voi, ammaestrato dall'esperienza, m'istruirete nei misteri della vita, nelle guerre ch'io non conosco, nelle viltà, più o meno sapienti, che io aborro istintivamente, e davanti alle quali ho chiusi gli occhi finora. Son donna, e non posso e non devo vedere ogni cosa. Ma posso dirvi, indovinando…. Lo sapete pure, i più famosi indovini erano donne.

—Siete sul tripode, mia bella pitonessa; parlate;—rispose il padre
Anacleto.

—Benissimo. Io dunque vi dico che, se la vita è una guerra, bisogna saperla accettare com'è. Il soldato che si ritira davanti al pericolo, non è un soldato. Qualunque siano le sue ragioni, fossero anche quelle di Achille, il ritirarsi sotto la tenda non è stato e non sarà mai bello. Sapete voi perchè siete nato? E se non lo sapete, perchè vi mettete a vivere come se non foste nato, sottraendo una forza al concerto di forze di cui ha mestieri la natura?… Ho letto i miei libri anch'io, come vedete;—disse il serafino, ridendo.—Non ho esperienza mia; metto a profitto quella degli altri. Sentite qua, priore; Iddio si è pure scomodato a dare i suoi comandamenti all'uomo!…

—Dieci! Ed io non fo contro a nessuno dei dieci.

—Ma all'undicesimo? Qui vi voglio. C'è l'undicesimo, che li riassume tutti; o, per dire più esattamente, i dieci, che conoscete voi, ne suppongono un undicesimo ed ultimo.

—Ah sì? E qual è, di grazia, questo undicesimo?

—Eccolo qua. Non so se lo esprimo bene; ma voi mi correggerete, mettendolo in bella forma, e lo farete incidere nelle tavole della legge. Starai nel consorzio de' tuoi simili; vivrai della loro medesima vita; amerai e soffrirai con essi, perchè non ti è dato sottrarti alla legge comune.

—Egregiamente!—esclamò con ironico accento il padre Anacleto.—Ma la pena? Non c'è legge che valga, senza la sua sanzione penale. Spero che non mi vorrete già minacciare le pene dell'altra vita!

—Anche quelle, se occorre;—rispose il serafino.—Ma c'è una pena anche in questa, non dubitate.