—E quale?
—Pensateci, padre Anacleto, pensateci! E frattanto, ritorniamo al vostro ordine. Debbo restare, o partire?—
Il padre Anacleto guardò come trasognato quel biondo monachino che lo aveva messo con le spalle al muro. Voleva fargli la lezione, e per contro l'aveva ricevuta. E come se ciò non bastasse, quel malizioso padrino, dopo averlo così ridotto, gli diceva con piglio quasi beffardo: a voi, ricordate il perchè m'avete fatto venire a questo colloquio; debbo restare, o partire?
Partire! Era presto detto. Quella era stata anzi la prima idea del priore. Ma che diamine gli saltava in testa, al monachino, di richiamare il padre Anacleto all'adempimento di un dovere, proprio nel punto ch'egli se n'era scordato? Restare, poi! Come si sarebbe potuto dirgli di restare, dopo le rivelazioni del sottoprefetto di Castelnuovo, e la notizia che ne avevano avuta tutti i conventuali di San Bruno? E quella pena nella vita presente! Che cosa era quella pena? E perchè doveva pensarci lui, per indovinarla? Non era meglio andare per la più breve e dirgliela di volo?
Turbato da tutti quei dubbi, il padre Anacleto balzò in piedi e si diede a passeggiare lungo il viale. A passi concitati, si capisce; e rotando gli occhi, e mordendosi le labbra. Questo di mordersi le labbra, di rotar gli occhi e di fare le volte del leone, è un modo come un altro, per cercare un'idea: ma debbo soggiungere, per amore di sincerità, che esso non è sempre di effetto sicuro.
Una fiera battaglia si combatteva nell'anima del padre Anacleto. I tempi trascorsi gli ripassarono tutti dinanzi, mutandosi e rimutandosi senza posa, come le immagini bizzarre di un caleidoscopio. Vide i giorni in cui aveva amato e sofferto, ringraziato il cielo e bestemmiato…. Sì, anche bestemmiato, perchè l'uomo non è un angelo, e le sue ire hanno sempre mestieri d'uno sfogo volgarmente feroce. Aveva egli amato mai veramente? Poc'anzi, rispondendo al serafino, aveva detto di no, e creduto di rispondere il vero. Ma infine, poco o molto che fosse, aveva amato; diciamo pure che aveva amato secondo l'età, con più leggerezza, per vanità di carattere e per ardore di sensi; ma, ad ogni modo, aveva amato e si era trovato nel caso di soffrire così profondamente, come se quell'amore fosse il più grande, il più solenne di tutta la sua vita. Ma in quel punto, e facendo senza volerlo un esame di coscienza, il padre Anacleto notava di non essersi mai trovato così oppresso da due pensieri ad un tempo; anzi tutto dalla vergogna di confessarsi debole ad una donna che non gli aveva lasciato intender nulla del proprio cuore e poteva ridere saporitamente di lui; inoltre, dal voto della comunità di San Bruno, che, se pure non faceva di lui un frate, non impegnava meno la sua fede di gentiluomo. E poi, quelle ombre moleste de' suoi compagni, che s'erano invaghiti del serafino! e quella ghirlanda di fiammole, passate dalle mani del padre Agapito a quella testina bionda che gli aveva fatto perdere il senno! Dio! Non possedere ancora la certezza di essere amato ed essere già così ferocemente sospettoso! Ma che sospettoso d'Egitto? Là, nel segreto della sua coscienza, queste ipocrisie non avevano corso. Geloso, bisognava dire; ferocemente, diabolicamente geloso.
Il padre Anacleto apparteneva a quella classe d'uomini nei quali predomina la fantasia, e che perciò soffrono il doppio degli altri. La mente si finge terrori e sospetti nuovi, e li ripercuote sul cuore. Uomini siffatti hanno paura di non essere amati, anche nei casi in cui ogni altro figlio d'Adamo si crederebbe già d'essere il re del creato. Dico il re del creato, perchè, infatti, l'uomo che si sente amato, o ne ha l'illusione, va sempre col pensiero a questo apogèo della felicità, che è l'impero del mondo. Non così i fantastici, dei quali vi ho detto; essi dubitano sempre, e di tutto. Forse vedono meglio degli altri; perchè, andiamo in fondo, qual è la creatura di cui sia certo l'affetto, anche quando ve lo ha dimostrato? Non siamo noi esseri mutabili, secondo le varie impressioni? E non è possibile che una donna già mezzo vostra, anzi vostra del tutto, si cangi in un punto? Sono capricci indefinibili, quelli che muovono il cuore, come sono quantità imponderabili quelle che danno il crollo alla bilancia. Più delicato è il congegno, più è soggetto alle influenze esteriori.
Del resto, mettete pure che il padre Anacleto non pensasse nulla di tutto ciò che son venuto esponendo. Egli andava su e giù, non pensando affatto; faceva come l'ubbriaco, che cerca un filo e non lo trova, o che, vedendone parecchi, tra le idee confuse che gli si affacciano alla mente, non ne afferra nessuno. Una volta si fermò davanti al serafino, come se volesse dirgli qualche cosa; poi si volse di schianto e proseguì la sua via. Si pentì subito subito, e tornò indietro; si fermò da capo, e la parola gli tremava sulle labbra. "Vi amo!" voleva dirgli. Ma no; era una frase volgare. E poi, l'avesse anche detta, che cosa si sarebbe sentito rispondere? Se il monachino biondo gli avesse riso in faccia? Perciò non disse nulla; si contentò di guardare il serafino nel bianco degli occhi. E il serafino lo guardava a sua volta con una fermezza quasi beffarda, come se volesse dirgli: oh, se non incominci tu, bel priore, non parlo io di sicuro!
Finalmente, poichè tutto ha un fine quaggiù, anche i contrasti di un'anima innamorata, il padre Anacleto prese una risoluzione. Era forse la peggio; ma compatitelo, egli non era padrone di scegliere.
—Avete ragione;—diss'egli;—partirete.