—Tarda confessione, ma preziosa. Te la ricorderò per le altre occasioni. Il polo artico! L'equatore!… Sai, non ci vengo, al polo; e all'equatore, nemmeno.
—No, non dubitare, non si andrà più in nessun luogo. Son divenuta una donna di casa. Da oggi in poi si rimarrà chiusi a Castelnuovo.
—Ecco un'altra esagerazione. Per un viaggetto in paesi cristiani, non ho mai detto di no. E se ora si dèsse una corsa a Torino, a Milano, a Venezia….
—No, voglio restare a Castelnuovo. Che cosa ci manca, laggiù? Tu ci hai tutte le tue abitudini; io le mie, i libri, i fiori, i pennelli. Sai, zio? la vita può esser bella anche così. Credo anzi che sia bella solamente così. Uno scrittore ha detto che la più bella cosa del mondo è la luce; poi vien subito il verde.
—Sarà un matto.
—No, sai! Voleva dire che il massimo dei piaceri è quello degli occhi. Vedere è sapere.
—Passi per la luce. Ma il verde! Che c'entra il verde, in seconda linea, se è già incluso fra i sette colori del prisma?
—È vero; ma lo scrittore, parlando del verde, intendeva lo spettacolo della campagna.
—Ha bisogno di troppi commenti, il tuo scrittore. E, se Dio vuole, non sarà Dante. Ma parliamo d'altro. Andare a Castelnuovo! Non ti sembra un errore?
—Già siamo in cammino, e, dovunque tu volessi andare, ti bisognerebbe sempre toccar l'uscio di casa.