—Favoriscano intendersi coi miei padrini: il signor Pellegrino della
Rosa e il signor Ariodante Soresi.—

Indicava, così dicendo, il padre Ilarione e il padre Restituto. E questi due, fatto l'inchino di rigore, si allontanarono in compagnia degli altri, che aveva indicati il priore.

Così, per un padrino che era fuggito da San Bruno, ce n'erano quattro in moto, nel chiostro. Ma di specie diversa, pur troppo, e, sia detto senza intenzione di offenderli, assai meno belli del primo.

Al tumulto era succeduta la calma: una calma solenne, la calma dei grandi apparecchi. Il grosso dei frati bisbigliava da un lato, ma l'interesse della scena era tutto raccolto in quel crocchio di quattro, che trattavano le condizioni dello scontro. Anche essi bisbigliavano; ma il loro bisbiglio decideva un gran punto, e da esso pendevano le sorti di due uomini.

Il padre Anacleto, dopo fatta la presentazione dei suoi assistenti, era andato a passeggiare in giardino. Come fu giunto al crocicchio dei sentieri, dove la sera antecedente gli era occorso quel dialogo importante che vi ho riferito, gli parve opportuno di andarsi a posare su quel sedile di pietra che vi ho pure accennato. Ma non al medesimo posto ch'egli aveva la sera antecedente; un pochettino più in là, verso lo spigolo.

Puerilità, direte; ma di queste puerilità s'intesse la vita. Se ci pensate un tantino, se interrogate i vostri ricordi, son certo che ammetterete anche questo.

Al padre Anacleto mancò il tempo di richiamare le memorie del luogo, perchè il padre Anselmo e il padre Bonaventura gli furono quasi subito ai fianchi.

—Orbene?—chiese egli, appena li vide apparire.

—Si è combinato;—risposero.

—Ora, arma e luogo?