—È un nobile atto!—gridò il padre Restituto.—Ma se accettassimo la proposta del padre Marcellino?… Se sciogliessimo la comunità?… Signori, voi tutti lo intendete, lo sentite tutti, come l'ha detto il padre Marcellino; qui c'è stato il demonio; non c'è più pace, nè felicità, dove non c'è più luce. Già, anch'io lo pensavo da tempo; abbiamo fatti i conti senza la voce di natura.

—L'undecimo comandamento!—esclamò il priore.—Anche voi?

—Che undecimo? che comandamento?

—Sicuro! Starai nel consorzio de' tuoi simili; vivrai della loro medesima vita; amerai e soffrirai con essi; perchè non ti è dato sottrarti alle legge comune. Questo è l'undecimo comandamento; mi è stato rivelato:—disse il padre Anacleto.

—Sul Sinai?—chiese il padre Ilarione.

—Sul Tabor;—disse il padre Marcellino, ridendo.—Non vedete com'è trasfigurato, il nostro priore? Infatti, egli ha veduta la verità; si è trovato a faccia faccia con lei. E adesso, signori miei, sentite. Questi conventi laici si possono istituire per chiasso, e perchè durino una stagione. Ma istituiti sul serio, perchè ci s'abbia a passare la vita, tornano uggiosi più degli antichi, dove almeno alla mortificazione della carne rispondeva la speranza di un bene immortale. Torniamo al secolo, signori; il convento di San Bruno, nostra proprietà collettiva, lo daremo alle Opere pie; il materiale scientifico alle scuole di Castelnuovo. Agli altri particolari si provvederà; intanto io vi propongo il seguente ordine del giorno: "La comunità di San Bruno è sciolta."

Un grido, un urlo di approvazione, accolse la proposta del padre
Marcellino.

—È il caso di raccogliere i ferri;—disse il padre Tranquillo.

E richiuse la busta.

XX.