Il ritorno della signorina Ruzzani e del suo degnissimo zio, signor Prospero Gentili, non poteva restar celato agli abitanti di Castelnuovo. La notizia si sparse immediatamente dalla via San Michele, dove si era fermata la carrozza, a tutti i quartieri della città. I quartieri, veramente, non erano che due, cioè Castelnuovo alto e Castelnuovo basso; ma volevo dire per tutte le vie e per tutti i ritrovi della gente che suole occuparsi dei fatti del prossimo.
La mattina dopo l'arrivo, il signor Prospero fece la sua apparizione ufficiale per le vie di Castelnuovo alto, dov'era il meglio della società locale, coi palazzi più ragguardevoli, incominciando dal castello, in cui stava allogata la sottoprefettura con tutti gli uffici dipendenti, l'albergo della inevitabile Croce di Malta, la gran piazza dei Signori e il caffè della Rosa bianca, che era il rifugio degli sfaccendati del capoluogo.
Di questi, il signor Prospero ne incontrò subito una mezza dozzina. E non gli dolse punto; che anzi! Oramai la sciocchezza era stata fatta e bisognava sostenerne le conseguenze a grinta dura. Sentite, ad esempio, questo dialoghetto ch'egli ebbe col conte Gamberini.
—Oh, signor Prospero! Ben tornato da….
—Sicuro, da…. Grazie tante! La famiglia sta bene?
—Benissimo. E la signorina Adele? Si è divertita, a…. Oh! insomma signor Prospero, si può sapere dove siete stati? A Torino, forse?
—A Torino, certamente…. A Torino e in altri siti.
—Ah! in altri siti?
—Sicuro, di qua e di là, come l'Ebreo errante. Noi si esce poco da Castelnuovo…. Io, almeno, mi allontano poco volentieri da questi quattro sassi; ma quando esco, vedete, son capace di andare in capo al mondo.
—Al polo, per esempio.