"Non mi ero fatto vivo da qualche settimana, e il signor duca di Francavilla gliene avrà fatto conoscere le ragioni, a mia scusa. Quelle certe persone erano andate fuori, lasciandomi capire che dovevano fare alcuni apparecchi per la grande occasione. Ma a Torino cadde infermo lo zio e questo contrattempo ha fatto perdere un mese. Sono tornati finalmente ieri, ed io mi affretto ad avvisarne l'Eccellenza Vostra, bene intendendo le alte ragioni politiche e sociali che fanno rivolgere anche su questo piccolo fatto lo sguardo acuto del nuovo conte di Cavour. Mi lasci dire ciò che penso. In altri, e parlando ad altri, potrebbe parere una piaggerìa; ma il caso presente esclude il sospetto, mi sembra. Del resto, io mi fo un vanto della mia schiettezza; sebbene in altri tempi, la Dio mercè passati per sempre, questa virtù mi sia stata causa di molte delusioni.
"Ma basti di ciò, e la Eccellenza Vostra mi perdoni lo sfogo. Sono ferite che ad ogni tanto si riaprono e dànno sangue. Il nostro signor duca si è adattato a questa vita di provincia con una pazienza ammirabile, e la sua amabilità gli ha conquistato tutti i cuori."
Seguivano i complimenti e gli atti di ossequio, che per brevità si ommettono.
Per la stessa ragione vi salterò un giorno, che fu occupato dal signor Prospero a passeggiare per le vie di Castelnuovo e dalla signorina Adele Ruzzani a ricever visite. E non tutte di naturali del paese, badate! Ce ne furono, anzi, cinque o sei…. Ma lasciamo anche queste in disparte, e veniamo all'ultima, che ci deve premere assai più. Giudicatene voi.
Erano le quattro del pomeriggio. La signorina Adele Ruzzani non appariva molto contenta di sè, nè del mondo. Il mondo, si sa, è tutto ciò che abbiamo d'intorno, e si usa più spesso chiamarlo il piccolo mondo. Ma siccome anche il grande è spesso una povera cosa, lasciamo correre la frase com'è escita dalla penna. Scontenta di sè e del mondo, la signorina Adele Ruzzani prendeva un libro, per leggiucchiarne due pagine e buttarlo via; si metteva a ricamare, e si fermava ai primi punti di catenella; voleva dipingere, e le passava la voglia, prima di aver preparata la tavolozza; infine, era seccata, mortalmente seccata, e incominciava a sentire il desiderio di andarsene da Castelnuovo.
In quel punto capitò il servitore.
—Una visita, signorina.
—Chi è? Altri noiosi?
—Non so;—rispose il vecchio arnese di casa Ruzzani, trattenendo un sorriso.—Ecco il nome.—
Così dicendo, porgeva alla sua signora un biglietto di visita. Adele Ruzzani (che peccato, non poterla più chiamare il monachino, o il serafino biondo!) prese il biglietto, gli diede una rapida occhiata e mise un grido, un piccolo grido, che pareva di stupore, ma poteva essere di gioia.