—Perciò li avete scusati?—domandò ansiosamente il conte Gualandi.

—Proprio così; dopo aver dato quel cattivo esempio, non potevo fare diverso.—

E rideva, la birichina, dando quella notizia al povero conte. Ma a lui la notizia aveva dato un coraggio da leone. Si levò in piedi, il conte Gualandi, si tirò indietro due passi, e, facendo un amabile scorcio di vita, così parlò con cerimonioso sussiego:

—Signorina, potevo venire ieri a Castelnuovo, e mi era parso troppo presto. Dovevo venire domani, e mi pareva troppo tardi per il mio desiderio. Sappiate che appunto ier l'altro a sera avevo mandato un telegramma a Ferrara, al mio vecchio cugino, marchese Gherardo Melli, chiamandolo d'urgenza a Castelnuovo. Egli doveva esser qua domattina, ed io lo avrei pregato di chiedere la vostra mano per me. Ma poichè gli altri mettono le consuetudini da banda, e voi li scusate, spero che scuserete oggi anche me. Signorina Adele, questa mano divina….—e gli tremava la voce, parlando così, mentre cercava con atto divoto di prendere la mano della fanciulla—questa mano divina ho l'onore di chiederla io in persona.

—La mano divina si ritira…. in camera di consiglio;—rispose la signorina Adele, con un sorriso malizioso che ricordava il monachino biondo;—essa darà risposta domani al marchese Gherardo Melli, che sarà il benvenuto.—

Il padre Anacleto…. Maledetta piega dell'abitudine! mi vien sempre questo nome alle labbra. Diciamo dunque che il conte Gualandi del Poggio ebbe quel giorno una pregustazione delle beatitudini eterne.

Ciò mi dispensa dal parlarvi del pranzo, cosa tutta materiale e non degna di figurare accanto a così eterei godimenti. Del resto, se dovessi raccontarvi minutamente ogni cosa, ci avrei materia per un altro volume. E badiamo, le cose lunghe diventan serpi.

Vi racconterò invece che quella sera, mentre il signor Prospero leggiucchiava il giornale, e i nostri giovani parlavano di cose da nulla, mettendoci il senso arcano e profondo che si può mettere anche in cose da nulla, capitò il sottoprefetto di Castelnuovo; visita aspettata ma niente affatto gradita. Il signor Prospero, che rammentava gli accordi, non sapeva che pesci pigliare, e dentro di sè mandava al diavolo il conte Gualandi, il sottoprefetto, il duca di Francavilla, il ministro degli interni, le commende e i commendatori, i capricci delle nepoti, le proprie vanità e chi gliele aveva ispirate.

—Signorina,—disse il galante sottoprefetto, dopo le cerimonie d'uso,—non potevamo più vivere senza di Lei. La sua presenza è necessaria a Castelnuovo. Eravamo già per protestare contro Torino, che ce l'aveva rapita.

—Oh, non sono stata così lontano;—rispose la signorina Adele.