—Davvero? O dove allora?
—Signor cavaliere, dovrebbe indovinarlo. Non è del suo ufficio sapere ogni cosa?
—Certamente…. certamente! So tutto io;—rispose il sottoprefetto, sentendo la frecciata e volendo far l'uomo di spirito,—ma, qui, proprio, non so che cosa le piaccia che io sappia.
—Molto gentile!—replicò la signorina Adele.—Ma lei ha facoltà di sapere ogni cosa. Mi scusi intanto se io, confusa dalle sue cortesie, non ho fatto prima una presentazione. Veramente, toccherebbe a mio zio; ma Lei, che è tanto buono con me, non faccia attenzione a queste piccolezze. Signor cavaliere—soggiunse, additando con un sobrio gesto il suo giovane vicino,—ho l'onore di presentarle il conte Valentino Gualandi del Poggio, ferrarese, mio fidanzato.—
Scena muta e inarcamento di ciglia! Il conte Gualandi, primo, credette di vedere il cielo che si apriva, per rovesciargli addosso un nembo di fiori e di profumi; il signor Prospero ricordò il polo artico e l'equatore, che gli parvero una cosa da nulla al confronto di quella volata improvvisa; il cavaliere sottoprefetto vide a dirittura un abisso, in cui si sprofondava la sua commenda e la sua prefettura.
—Mi congratulo….—balbettò egli, obbedendo alla necessità del discorso.—Avevo già avuto il piacere di trattenermi con Lei, in altre circostanze, che veramente non mi lasciavano sperare…. Il signor conte è un uomo felice.
—Grazie!—esclamò il conte Gualandi, stringendo la mano del sottoprefetto.—Ella mi legge nel cuore.—
E guardò la signorina Adele, come per rivolgere a lei, in forma di ringraziamento, le parole dette al sottoprefetto. La bella birichina abbassò gli occhi e si morse le labbra, perchè aveva una gran voglia di ridere.
Prima di andarsene, il sottoprefetto trovò il modo di tirare in un angolo il signor Prospero, che tentava sempre di sfuggirgli, mettendosi al riparo dei giovani.
—Mi spiegherà poi, signor Prospero….—gli disse, fissandolo negli occhi, come se volesse conficcarlo nel muro.