—La ragione?
—Eh, dovrebbe immaginarsela. Una donna, penetrata là dentro, ha mandato in aria ogni cosa, incominciando dai cuori. Non le pare un bel colpo, signor cavaliere? Lei, del resto, deve esserne contento.
—Io? E come?
—Ma sì, non era forse contrario alla nostra istituzione? Il nostro convento laico era un cattivo esempio, un tradimento fatto alla società. Son sue parole; non le rammenta?
—Sì, sì, le rammento; ed anche le sue risposte…. che le parevano di trionfo, l'altro dì.—
Il conte Valentino chinò la testa in atto di contrizione.
—Mi parevano;—rispose.—E in questo verbo è detta ogni cosa. Ma infine, io e lei si disputava di principii, si rimaneva nelle alte regioni filosofiche. Una donna animosa e gentile è venuta lassù con ben altri argomenti. Si è presentata, ed ha vinto senza combattere.
—Le faccio i miei complimenti;—disse il sottoprefetto, volgendosi alla signorina Ruzzani.—Ed anche i ringraziamenti della società vendicata.—
La masticava male, il povero cavaliere. Ma ci voleva pazienza. Con la pazienza, lo ha detto Orazio Flacco, s'impara a sopportare ciò che non è dato mutare. Il guaio grosso era questo, che bisognava rimbrodolarla con due persone ad un tempo; una meno importante, ma più vicina, che era il duca di Francavilla, pasciuto fino allora di chiacchiere; l'altra più lontana, ma collocata sul vertice dell'ordine gerarchico, e dalla quale il signor cavaliere sottoprefetto s'aspettava promozione o commenda. Ahimè! commenda e promozione si allontanavano ad occhi veggenti da lui.
Da uomo savio, che sa aspettare una buona ispirazione, il sottoprefetto di Castelnuovo rimandò al giorno seguente il discorso col duca di Francavilla; ma quel medesimo giorno scrisse al ministro, accettando l'idea che gli aveva ispirata in buon punto il fortunato priore di San Bruno. Salutem ex inimicis nostris, lo dice il testo latino.