—Bene, dica sacerdozio e mi lasci tranquillo. Io le ripeto che certe cose si debbono sapere. Perchè, poi, succede che….

—Che cosa? A buon conto, da una settimana in qua non è venuto un forestiero che abbia dato sospetto di nulla. E quanto a partenze, nessuno si è mosso di qui.

—Nessuno! Proprio nessuno! E il Gentili, che è andato con la nepote, è dunque nessuno?—

Qui il Borgnetti ebbe l'aria di cascar dalle nuvole.

—Scusi, signor cavaliere,—diss'egli,—non mettevo il Gentili tra le persone che vanno osservate…

—Tutte, tutte egualmente, e il signor Gentili non dee sfuggire alla legge comune;—rispose il sottoprefetto.—Che cos'è la partenza? Un fatto. Orbene, Lei deve prendere nota del fatto, e delle ragioni del fatto, perchè il suo superiore le sappia.

—Voglio sperare, almeno,—si provò a dire il povero delegato,—che le ragioni del viaggio del signor Gentili le avrà sapute, senza bisogno delle mie indagini.

—Io so quel che so;—rispose il sottoprefetto,—ma Lei deve metterle in carta, come tutte le altre informazioni d'ugual genere. Io debbo averle sott'occhi, come un maestro di musica ha lo spartito di un'opera, dove sono notate tutte le parti. L'amministrazione è un'orchestra. Guai se manca l'accordo fra due istrumenti; ogni cosa va a rotoli. Dov'eravamo rimasti? Ah, ecco, al caso del signor Gentili. Saprebbe dirmi Lei dov'è andato il signor Gentili con la sua nepote? È l'esempio che mi viene a taglio per la dimostrazione del mio assunto, ed io me ne servo. Ella vedrà poi con che frutto. Suvvia, mi dica dunque dov'è andato il Gentili?

—A Milano,—rispose il delegato.

—No;—ribattè il sottoprefetto, con accento di rimprovero, come se la colpa fosse tutta del delegato.