—Poveretto! Perchè?—domandò il ricevitore.
Il sottoprefetto non domandò nulla, ma tese gli occhi e aperse la bocca anche lui. Andava incontro alle parole della contessa Gamberini, come la biscia all'incanto.
—Non sa?—ripigliò la contessa.—È andato a farsi frate.—
Un grido universale accolse quella rivelazione improvvisa.
—Frate!—esclamò il ricevitore.—E dove?
—Poco lungi da noi; nel convento dei matti.—
La bomba era scoppiata. E quella candida bofficiona della contessa Beatrice se ne stava lì, con le braccia raccolte alla cintura, le labbra aperte e gli occhi di smalto, in mezzo a quella ventina di persone stupefatte, come se non fosse stata lei che aveva dato fuoco alla miccia.
Il duca di Francavilla aveva alzata la testa e lasciato di sfogliare il suo albo. La contessina Berta, dal canto suo, aveva abbandonato il pianoforte, e bel bello, senza parere, si era accostata al crocchio del canapè di damasco.
—Dei matti!—balbettava frattanto il signor sottoprefetto.
—Sì, mio Dio; non lo sapevano?—ribattè la contessa Beatrice.