—C'era anche Adele?

—Anche Adele;—rispose la contessa madre alla contessina figlia.

—Sarà un po' difficile che riesca a farsi frate;—disse il ricevitore del registro.

—Uno scherzo! una ragazzata!—mormorò il sottoprefetto.

—Scherzo e ragazzata finchè si vuole;—osservò la signora Morselli.—Ma una donna…. una ragazza…. in un convento d'uomini….

—Dio buono!—interruppe quella santa creatura della contessa Beatrice.—Adele è in compagnia del suo tutore, del fratello di sua madre. Io non ci trovo nulla di male. Ah, signor duca,—proseguì la contessa Beatrice, volgendosi al Francavilla, che era rimasto là ingrullito, e, da Almaviva che voleva essere, incominciava a far la figura di Don Bartolo,—Lei ha fatto una descrizione troppo bella del convento di San Bruno, e i nostri amici se ne sono innamorati di schianto.—

Il duca di Francavilla fece una risatina melensa, indi si morse le labbra e tornò a sfogliare il suo albo. Fu una gran confusione, un pandemonio, nel salotto della sottoprefettura di Castelnuovo Bedonia. E in verità, c'era materia a discorrere per tutti i versi. Una occasione più ghiotta non era capitata mai. Dio buono, la signorina Adele in un convento d'uomini! Era ben fatto, forse? E se era male, fino a che punto lo era? Certo, l'idea di quella gita era venuta a lei e il tutore non aveva fatto che obbedire. Altro che Milano! conchiudevano tutti. Altro che rilegare a nuovo le gioie di famiglia! avrebbe potuto conchiudere il sottoprefetto.

Il degno rappresentante del governo in Castelnuovo Bedonia non badò neanche più a dissimulare la sua ignoranza. Quella notizia così inattesa, così stravagante, lo aveva colto in pieno, lo aveva sbalordito.

Quasi sarebbe inutile il dire che per quella sera non si parlò più dei soliti quattro salti. Gran bella quadriglia avrebbe potuto comandare il duca di Francavilla! Berta, la gentil contessina, passò davanti a quella rovina di duca e gli gettò un'occhiata di compassione; indi, tornata al cembalo, rimase là tutta sola, facendo scorrere le agili dita sulla tastiera, e cavandone accordi sommessi, mentre laggiù, presso il canapè di damasco, si faceva un chiasso indiavolato. Ve l'ho già detto, era scoppiata una bomba; bisognava raccogliere i cocci.

Quella sera, ad uno ad uno, spulezzarono tutti i convitati due ore prima del solito. Non si ballava e la partenza anticipata aveva la sua scusa. Ultimo rimase nel salotto il signor duca di Francavilla. Il sottoprefetto, anzi che doversi sorbire cinque minuti di conversazione con lui, in quella circostanza, avrebbe voluto essere dieci palmi sotterra. Ma il duca di Francavilla, o non si accorse del suo misero stato, o non volle fargli grazia; e andatogli incontro, senza far l'atto di stendergli la mano, come il sottoprefetto sperava, lo interrogò con un cenno del capo. Con un cenno uguale il sottoprefetto rispose.