Leggiadro collare della Corona d'Italia, tu danzavi sempre, immagine cara, davanti agli occhi del signor Prospero Gentili.
Di tanto in tanto quegli occhi si volgevano con paterna sollecitudine a quel biondo novizio che sedeva a fianco del priore, sostenendo abbastanza bene la sua parte di fraticello. Non arrossiva più, il serafino; continuava in quella vece a parlar poco, e quel poco con un suo accento particolare, come se le parole gli si formassero in gola, anzi che nella classica chiostra dei denti.
Nessuno, tranne il padre Prospero, doveva capire che quel vezzoso padrino si studiava d'ingrossare la voce, nel lodevole intento di parere tutt'altro da quel ch'egli era veramente. Riusciva egli nel suo tentativo? Non so. Forse ne dubitiamo noi, che siamo nel segreto, non potendo immaginare che altri non lo indovini alla prima. Comunque fosse, quello sforzo del leggiadro novizio dava al suo discorso una certa velatura di suoni gutturali, che non dispiaceva punto, anzi poteva parere una grazia di più.
—Gran diavola!—esclamava mentalmente il padre Prospero.—Che cosa si ripromette da questa sua impresa arrischiata? Spero bene che fra cinque o sei giorni si annoierà, e noi torneremo a Castelnuovo.—
Il pranzo finì e la comitiva andò a fare il chilo sotto una loggia che guardava la campagna. Il sole era già tramontato, e le ombre del crepuscolo incominciavano a salire dal burrone, nel cui fondo romoreggiavano le acque del torrente. I profili delle colline s'infoscavano sul primo piano del quadro; più lungi si tingevano di violetto e d'azzurro le vette digradanti dell'Appennino. Non gruppo di case, non traccia di campi coltivati, si vedeva d'intorno; la solitudine regnava sovrana, e nella solitudine si espandeva liberamente il pensiero.
Tutti i giorni, dopo il pranzo, i frati di San Bruno solevano dividersi in piccole brigate, ed anche in semplici coppie, per andare a diporto di qua o di là, assorti in familiari colloquii, che mutavano indirizzo secondo la composizione dei crocchi e gli umori del momento. Quel giorno, invece, dovevano raccogliersi tutti quanti sotto la loggia e star seduti a chiacchiera, come una società di buontemponi che metta in pratica il post prandium stabis della vecchia scuola di Salerno.
Il padre Adelindo, che aveva preso un pochettino di confidenza co' suoi compagni di tavola, notò una cert'aria di somiglianza che traspariva da tutte quelle fisonomie. Forse era da vederci un effetto della convivenza, essendo noto che ogni persona, come ogni cosa al mondo, assume il colore dell'ambiente in cui sia rimasta a lungo, e che certi modi di essere, di atteggiarsi, di discorrere, si copiano facilmente e quasi inavvertitamente gli uni dagli altri. Tutti i frati di San Bruno avevano poi, nella loro medesima apparenza di gioventù, una balìa, una padronanza, e vorrei dir quasi un possesso di scena, che accennava ad una età più matura. E questo forse era da attribuirsi in parte alle gravità dell'abito che indossavano, in parte alle burrasche per cui erano passati, prima di giungere a quel porto di rifugio.
Perchè si fossero raccolti in quella solitudine, mi pare di averlo già detto. Ma perchè avevano adottata quella foggia di vestire? Non potevano vivere in comunità, ed anche con una certa regola fratesca, senza l'impaccio della tonaca?
Lettori miei, il vecchio entra per una gran parte nella composizione del nuovo. Si rinunzia mal volentieri a certe anticaglie, quando si vogliono rinnovate le sensazioni che solevano accompagnarsi a quelle immagini del tempo trascorso. Si direbbe quasi che l'intima virtù di certe cose è tutta nella forma di cui erano rivestite. Gli Ebrei continuarono sempre, anche dopo l'uso comunemente invalso del ferro, a sacrificare con coltelli di selce. Dite ai Liberi Muratori di rinunziare ai loro simbolici riti, che rammentano i Templarii da una parte, e le compagnie artigiane medievali dall'altra, e vi diranno che appunto in quei riti è la forza loro, perchè c'è la poesia del loro istituto. Che più? Un amico mio ha giurato fede alle staffe, fermate in fondo ai calzoni, perchè questi non salgano su. Egli dice e sostiene che ciò gli è indispensabile, per creder sempre di avere vent'anni. Ora, se ciò basta a mantenere la sua illusione, vorremo noi lesinargli le staffe?