Il padre Anacleto scendeva giù pel sentiero, e il serafino stava fermo sull'ingresso della caverna a guardarlo. Agli occhi suoi il priore non aveva più una tunica da frate, in quel punto; era un cavaliere del milletrecento e indossava il lucco fiorentino. Anche il cappuccio poteva stare, poichè era una foggia medievale comune a tutti, e monaci e cavalieri.

—Padre Anacleto!—mormorò il serafino.—Quali dispiaceri lo avranno condotto a fare questa vita solitaria? Se non avessi avuta questa sciocca paura…. avrei potuto domandarglielo. Non voglio aver paura. Non l'avrò più!—

Il padre Prospero, cercato con una premura che egli era ben lungi dal sospettare possibile, stava a colloquio col padre Tranquillo, che lo aveva raggiunto da pochi momenti. Il degno uomo si era fermato e sdraiato in quel punto della salita per ricogliere il fiato, e continuava ancora in quella rumorosa occupazione, quando gli capitò dinanzi il medico della comunità di San Bruno.

—Su, su!—gli disse il padre Tranquillo.—Queste passeggiate sono il rimedio della polisarcìa.

—Speriamolo;—rispose il padre Prospero.—Ma proprio credete che sia una cosa grave?

—Grave! Secondo s'intende. Per esempio, se non pesa a voi, tutto quel carico di oleina e di stearina che portate continuamente addosso, il male non è grave di certo.

—Ah! stearina? oleina? E poichè siamo a parlare di queste materie combustibili e illuminanti, vorreste dirmi, padre Tranquillo, che cosa potrei fare per liberarmene.

—Regime di vita! regime di vita! Da che deriva la polisarcìa, infatti? Cause remote assegnate a questo incomodo dell'umanità sono: il clima freddo e umido, che qui non c'entra affatto; il temperamento linfatico, che nel caso vostro mi pare c'entri anche meno; finalmente la vita sedentaria e l'uso di cibi in quantità soverchia e troppo nutritivi. Quale di queste due ultime cause abbia avuto maggior parte nel vostro aumento di volume, fratello carissimo, io non so, perchè da troppo pochi giorni ci conosciamo e voi non mi avete fatte le vostre confidenze; ma io sospetto che tutt'e due ci abbiano lavorato. Del resto, i rimedi son molti, e tutti adatti, qualunque sia stata la causa del male. Aria sottile e montanina…. eccola qui! Esercizi del corpo…. eccoli qui! Cioè no, non li vedo per ora, poichè siete seduto: ma per venire fin qua, e per tornare al convento, avrete fatto un bel po' di ginnastica. Vi raccomanderei inoltre l'uso dei subacidi; non già dell'aceto, che potrebbe esser cagione di flògosi.

—Flògosi!—esclamò il padre Prospero.—Di grazia, che bestia è?

—Non fate caso; è una delle nostre parole difficili, con cui si cerca d'ingrossare un pochettino le molestie dell'infermo, e le benemerenze del medico. Dite pure infiammazione; è lo stesso che flògosi. Eravamo ai subacidi; aggiungo le acque sulfureo-saline, quelle di Seltz e di Sedlitz, e segnatamente la dieta.