—Ah, sì la dieta? Mi sembra che il cuoco di San Bruno la faccia fare anche ai magri;—osservò il padre Prospero.—Del resto, meglio così; una cura fatta in comune è più tollerabile.—

Con questi discorsi il padre Prospero teneva a bada il compagno. E sapete perchè? Per non dargli il passo alla caverna. Il padre Prospero era seduto a mezzo del sentiero, e per lasciar passare il padre Tranquillo avrebbe dovuto star su; la qual cosa gli comodava poco, anzi nulla.

In quel mezzo capitò il priore. Stretto da fronte e da tergo, il povero signor Gentili doveva fare di necessità virtù e rimettersi in piedi.

—Temevo che vi fosse intervenuto qualche guaio;—disse il padre
Anacleto, arrisicando anche lui la sua piccola bugia.

—Oh no, si chiacchierava di medicina con padre Tranquillo, che è veramente un pozzo di scienza. Padre, voi siete un gran medico, e se non mi guarirete di questa pappagorgia, la colpa non sarà vostra sicuramente.

—Avanti, dunque, e del moto;—concluse il padre Tranquillo.—Andiamo a vedere questa caverna.

—È stupenda;—disse il priore.

Anch'egli aveva fretta di giungere, e certo nel lodevole intento di dar principio agli scavi. Anche gli altri compagni, tracciato alla meglio il sentiero, incominciavano a venire sulle orme dei primi.

Giunta la comitiva ad una svolta del sentiero d'onde si vedeva l'apertura della roccia che formava l'ingresso della caverna, si parò davanti agli occhi dei nostri viaggiatori la bella figura del serafino, che era rimasto là, accanto al masso, nella postura in cui lo aveva lasciato il padre Anacleto.

—Miracolo!—gridò il padre Atanasio.—Un'apparizione!