—Eh via! Un tutore, un uomo grave come Lei…. quasi un commendatore! Non trovare in sè quel tanto di forza che bastasse a farle vincere un capriccio di ragazza! Sopra tutto, poi, non avvertirmi di nulla!

—Sì, sì, Lei ne parla a suo comodo!—rispose il signor Prospero.—Ma dovrebbe mettersi un po' ne' miei panni…. Ne' miei panni d'allora, non in questi!—soggiunse, con una bonarietà che sapeva quasi di arguzia.—Dovrebbe considerare, signor cavaliere, che non era più tempo di oppormi, di far trionfare la mia volontà. Si figuri! Ero scapolo, e mi son conservato tale, perchè volevo troppo bene alla figliuola di mia sorella. Era il mio occhio destro, quel caro demonietto; e dal sinistro ci ho sempre veduto poco. L'Adelina aveva sei mesi, che io incominciavo già a fare tutto quello che voleva lei. Appena mi conobbe, mi tirò i baffi, ed io non l'ebbi per male. Poi, fatta più grandicella, prendeva un gusto matto a darmi noia, a stracciarmi il giornale, per farne gli uccellini e i cappelli da generale, a scompigliarmi lo scrittoio, a rovesciarmi la boccetta dell'inchiostro, per dipingere le sue signorine vestite all'ultima moda, a rubarmi il mio berretto da notte, per far la cuccia al suo gatto. Ma, siamo giusti, mi voleva un gran bene, e mi diceva "caro zio" in un certo modo! Era lei che ricamava le mie babbucce; la custodia dell'orologio appesa accanto al mio letto, l'ha fatta lei, come la mia papalina di velluto, con la nappina d'oro. Volevo ammogliarmi…. Sì, anche questa idea stramba m'è passata per la testa. Adelina aveva allora undici anni. Domandai il suo riverito parere: ed ella me lo diede negativo. "Zio Prospero, mi disse, che bisogno hai tu di prender moglie? Non ci sono io, per aver cura delle cose tue, per ricamare le tue babbucce, e per badare che non ti manchi nulla, nè l'acqua fresca nella boccia di cristallo, nè il mazzo di rose nel vaso di porcellana?" Ella deve sapere, signor cavaliere, che amo molto le rose, e mi piace di averne in camera tutto l'anno. Mi sono adattato a non prender moglie; ho fatto allora, ho fatto sempre quel che voleva la mia cara prepotente. Insomma, signor cavaliere, mi dica un po' Lei; quando s'è preso il verso di obbedire, come si fa a comandare?

—Buon per Lei, che non ha preso moglie, perchè sarebbe caduto di Scilla in Cariddi!—osservò con l'usata profondità di giudizio il signor cavaliere.—Ma basta, cosa fatta capo ha. Ora bisogna vedere di uscir fuori da questo imbroglio.

—Dica Lei, proponga Lei; non domando altro.

—La cosa non è facile. In città si è mormorato assai, come può immaginarsi. Io l'ho saputo…. subito. Io so tutto, ho l'obbligo di saper tutto. Non lo volevo credere, da principio; ma dovetti arrendermi alla certezza delle mie informazioni. Ho taciuto fin che ho potuto, quasi a rischio di passare per male informato. Ma infine, anche non ammettendo, non ho potuto negare troppo recisamente. La voce è corsa, signor Prospero; le Gamberini me l'hanno riferita, con un piacere da non dirsi. E adesso sarà un bel guaio, dover rimediare agli effetti.—

Il signor Prospero vide allora tutta la gravità della cosa, e ne rimase atterrato.

—Se si potesse negarlo!—esclamò.

—Si potrebbe, anche a rischio di non esser creduti. Ma già, quando non ci sono prove, tanto vale il nostro no, quanto il sì di mezzo mondo. Per altro, non bisognerebbe perder tempo. Vadano subito via, partano per Torino e ci restino un mese; questo mi sembra il meglio che possano fare. Io frattanto, avrei modo di preparare il terreno, dissiperei i sospetti, opporrei la certezza alla chiacchiere senza fondamento. Quanto all'andar via di qui, non ci pensino, me ne incarico io. Mando una carrozza, con persona fidatissima, che li conduca alla seconda stazione, dopo Castelnuovo. Partiranno di notte e nessuno li avrà veduti. Che gliene pare?

—Oh, essa non accetterà!—rispose il signor Prospero.—Quando s'è fitta in capo una cosa!…

—Ma di grazia signor Prospero, si potrebbe sapere che cosa si sia fitta in capo, la sua bella nepote? Vuol vivere in un chiostro? Lo cerchi di monache, almeno! E questi sciocchi di frati non si sono accorti di nulla?