—Non mi spaventi, per carità;—interruppe il povero zio, mettendosi le mani ai capegli.—Forse è un timore esagerato, il suo. Questi signori sono molto gentili, cavalieri compiti, ed anche quando s'immaginassero…. o già si fossero immaginati….
—Mi piace la correzione, che le è venuta così spontanea;—ripigliò quell'altro.—Senza pensarci, Ella ha trovata la verità. Or dunque, signor Prospero, metta il cervello a partito. Che crede, che quando abbiano riconosciuta la donna nel suo finto nepote, glielo verranno a dire a Lei, perchè abbia tempo a provvedere?
—Capisco, capisco;—mormorò il signor Prospero.—Ma come si fa, ora?
Io non so che pesci pigliare.
—Accetti il mio consiglio, parli alla signorina, veda di persuaderla.
Se poi Ella farà un buco nell'acqua, provvederò io.
—Lei, signor cavaliere?
—Sì, io. Qualcheduno ha pur da trovarla, una via per uscirne.
—Ah, signor cavaliere, Ella mi rende la vita. Provveda Lei, trovi Lei questa via benedetta.
—Ma intendiamoci, ad un patto.
—Un patto?
—Sicuramente. E vorrebbe che io mi stillassi il cervello, che io giuocassi in questo affare la dignità del governo, senza un giusto compenso?