—Si spieghi.
—La contento subito. Cominci dal rispondere ad una mia domanda. Come vede lei il matrimonio che s'era combinato?
—Ma…. io lo vedo ora come prima. Dubiterebbe di me?
—Eh, se così fosse, non ci dovrebbe vedere nulla di strano. Dopo essere fuggito da Castelnuovo a quel modo, senza avvertirmi di nulla! Non mi venga fuori con le scuse; non potrei fargliele buone. Con tutta la sua debolezza di zio, Ella non poteva ignorare che io mi sarei trovato negli impicci, e che quel povero duca mi avrebbe chiesto spiegazioni. È l'unico discendente di una delle prime famiglie d'Italia, e possiamo dire di Europa, non lo dimentichi. Non si può trattare con lui come col primo venuto. Che cosa dovevo rispondergli? Come colorire la loro partenza, anzi peggio, la loro fuga? Ho fatto come potevo; ho battuta la campagna. Dio guardi se avesse saputo….
—Ah sì, dice bene; se avesse saputo!…
—Capisco che un rimedio ci sarebbe sempre stato. Non c'era lei, in compagnia della sua nepote?
—Benissimo! Infatti, che cosa le dicevo dianzi? Essendoci io, colla mia nepote, mi pare….
—Sì, ma badi, signor Prospero; queste ragioni hanno valore con una persona di spirito. Non potrebbe farle valere coi signori di Castelnuovo. A questi bisognerà sempre poter dire che la cosa non è vera. Crederanno, non crederanno, padroni. Non avranno mica da sposarla loro! E quando la sua nepote sarà duchessa di Francavilla, voglio vedere a che cosa servirà loro il sostenere che è stata in un convento di frati. Ma torniamo a noi. Ella dunque mi assicura che è sempre dello stesso parere?
—Ma sì, cavaliere, ma sì! Creda che non desidero altro.
—E la signorina? Sa nulla ancora? Ha forse manifestato un desiderio diverso?