—No, non sa nulla, e non ha manifestato nulla. Ha voluto venir qua per un capriccio, una curiosità repentina…. Ella sa, signor cavaliere, quando le donne vogliono una cosa….
—E quando hanno degli zii che non sanno volerne un'altra…. Ho capito, signor Prospero, ho capito. Dunque, stringiamo il discorso. Lei parli alla sua nepote e veda di persuaderla. Lo faccia; è necessario, come preliminare. Essa dirà di non voler partire? E Lei mi manderà due righe di biglietto, che un mio fidato verrà a prendere domani. Al resto penserò io, appena ricevuti i suoi pregiati caratteri. Ah signor Prospero, signor Prospero! Quante noie, per Lei!
—Abbia pazienza, signor cavaliere!—
Il cavaliere Tiraquelli non fece altre parole. Diede con un gesto dignitoso la sua assoluzione al signor Prospero, ed usci dal parlatorio, per riprendere la via di Castelnuovo Bedonia.
XII.
—Che cosa pensa di fare?—andava dicendo tra sè il signor Prospero Gentili, mentre rifaceva a lento passo il sentiero dei frassini.—Se non provvede lui, a levarmi di qua, io non ci riesco di certo. Parlare all'Adelina! persuaderla? io? Fossi matto! Quella diavola lì sarebbe capace di far peggio; d'innamorarsi del padre Anacleto, come s'è già innamorata del convento dei matti, solo a sentirne discorrere. No, no, io non le parlo di nulla; scrivo a lui, come se avessi fatto il discorso, e un conseguente buco nell'acqua; anzi preparo la lettera fin d'oggi, per non avere altre noie domani. Signor cavaliere degnissimo, a Lei preme il negozio, ci pensi Lei. Questo le diranno domani i miei pregiati caratteri.—
Tra questi ed altri pensieri di tal fatta, il signor Prospero giunse al convento. L'orologio del cortile segnava le due e mezzo. Nessuno dei frati era in vista, e la cosa parve strana al signor Prospero, che li aveva lasciati quasi tutti a soleggiarsi nel cortile, quando era stato chiamato al parlatorio del ponte. Ma più strano gli parve di non trovare il suo nepote, o sua nepote, secondo vi tornerà meglio detto. S'avvicinò all'uscio della sua cella e battè ripetutamente con le nocche delle dita, ma non ebbe risposta.
Andò allora lungo il corridoio, fino all'ingresso del capitolo. Giunto colà, gli venne udito un rumore confuso di voci. Girò la maniglia per entrare, ma l'uscio era chiuso di dentro. Che novità era quella? Per qual ragione si rinchiudevano i frati, se in convento non c'erano che loro? Il padre Prospero credette che fosse stato chiuso per inavvertenza, e si provò a bussare.
Poco dopo si udì il passo di un uomo che veniva ad aprire. Il catenaccio scorse sugli anelli, l'uscio si dischiuse a metà, e comparve nel vano la faccia del padre Atanasio.
—Ah, siete voi, padre Prospero?