—Sì, son io. C'è capitolo, a quanto pare.
—C'è capitolo;—rispose il padre Atanasio con aria evidentemente impacciata, e senza dischiudere intieramente l'uscio.
—Bene;—ripigliò il padre Prospero;—eccomi dunque a prendere la mia parte.
—Scusate;—replicò quell'altro;—si tratta di gravi faccende; e voi… siete ancora novizio.—
Il padre Prospero fu colpito da quella osservazione, altrettanto giudiziosa quanto inaspettata.
—È vero, perbacco!—diss'egli.—Sono ancora novizio e non ho voce in capitolo. Vuol dire che non ci sarà neanche il mio nepote?
—S'intende; andate dunque, ed abbiate pazienza;—rispose il padre
Atanasio.—Tra una mezz'ora abbiamo finito.—
E con queste parole il padre Atanasio si accomiatò, richiudendo l'uscio sul naso al padre Prospero; padre di nome, ma novizio di fatto, ad onta delle sue cinquantotto primavere.
—Non è in capitolo;—mormorò il padre Prospero, allontanandosi.—Dove diavolo sarà?—
Così dicendo, proseguì fino in fondo al corridoio, dove era l'ingresso laterale alla chiesa.