—La cosa è grave;—notò il padre Anacleto,—ed io nella mia qualità di priore, dovrò metterci un pronto rimedio.
—Noi lo speriamo;—osservò il padre Ilarione.
In quel mentre si udì bussare all'uscio.
—Battono, dal corridoio. Chi sarà mai?—disse il padre Atanasio.
—Il padre Prospero o il padre Adelindo;—entrò a dire il padre
Marcellino.
—Padre Prospero, forse;—notò il priore;—quanto al padrino, io stesso l'ho avvertito poc'anzi che, nella sua qualità di novizio, non poteva entrare in capitolo. Lo avrei detto anche al padre Prospero, se lo avessi incontrato.
—E adesso che facciamo?—domandò il padre Atanasio.
—Andate voi, fratello, che siete più vicino all'uscio;—gli disse il priore;—ditegli che è novizio e che abbia pazienza, se lo lasciamo fuori.—
La discussione fu per pochi istanti sospesa. Il serafino biondo approfittò della interruzione, per alzarsi dalla sua incomoda postura e ricogliere il fiato. Pensava, intanto, pensava alla misteriosa proposta del padre Restituto e de' suoi bravi compagni. Misteriosa! In verità non lo era gran fatto. Quegli accenni allo scandalo, al pericolo di scioglimento della comunità, e ciò per una intrusione contraria alle consuetudini del convento, non potevano risguardare che lui, il vezzoso monachino. E quei nuovi venuti, che tenevano bordone per l'appunto al padre Restituto! Bei tipi, davvero! Il serafino ne sapeva qualche cosa. Capitati gli ultimi nella comunità, si erano mostrati i più caldi nelle tenerezze per lui.
Monachino! monachino! anche voi, scusate la libertà grande del vostro istoriografo, anche voi non avete un'oncia di senno. Perchè andarvi a ficcare là dentro? O non lo sapevate, che una donna si nasconde male, e che il miglior travestimento, anche dissimulando perfettamente la forma, non basta a sopprimere l'arcano quid, l'incognito indistinto, che la fa sentire presente? Dicono che, quando nacque Eva, la natura tutta si commosse dal profondo; molli tepori compenetrarono l'aria, le erbe crebbero più rigogliose, i fiori si dipinsero di più vaghi colori. La cosa sarà e non sarà; possiamo anche lasciare la malleveria della notizia ai poeti. Ma il fatto sta che appena balzò Eva dalle mani del Creatore, Adamo si svegliò dal suo sonno. E qui il testo biblico ha un senso riposto, di cui mi fecero intendere la grandezza i miei professori di ermeneutica. La presenza della donna si sente; sono in lei certe delicatezze che parlano una lingua arcana ai nostri sensi, e questa lingua i nostri sensi la intendono senza averla imparata; miracolo che non è ancora avvenuto pel latino e pel greco. Inoltre, la donna ha questo potere su noi, che a tutta prima ci rende più teneri, desiderosi di apparir buoni, cortesi, galanti, spiritosi e via discorrendo. In ciò somigliamo grandemente agli uccelli, che nella lieta stagione mettono fuori la cosidetta "livrea d'amore", per piacere alla futura compagna, che aiuteranno poi nella fabbricazione del nido. Ma in seguito? In seguito perdiamo le staffe, la rivalità ci guasta il sangue, non ci vediamo più lume; per la donna ci guardiamo in cagnesco, davanti a lei ci azzuffiamo, ci sbraniamo come leoni. Tanto è vero che in un uomo solo ci sono varie specie di bestie!