Nell'alzarsi in piedi, il serafino biondo aveva voltata la faccia verso l'ingresso della stamberga. La luce della navata, che giungeva fino a lui, gli rammentò che non aveva chiuso l'uscio dietro di sè, e che forse era prudente il farlo, per aver tempo a levarsi da terra, nel caso che qualcheduno fosse capitato lassù. La cosa non era probabile, poichè tutti i frati erano a capitolo e il converso e la gente di servizio stavano altrove; ma era tra le possibili, e il nostro monachino si mosse per andare a richiudere quell'uscio. In quel mentre, gli venne udito un rumore di passi, che lo fece tremare. La cosa possibile diventava probabile. Se lo avessero colto là dentro, come avrebbe potuto spiegare il negozio? Per fortuna, al rumore di passi tenne dietro un suono di voce, e il monachino riconobbe suo zio, che era entrato in chiesa, non avendo potuto penetrare nel capitolo.

Corse allora sul pianerottolo, si affacciò all'apertura e chiamò lo zio con quel sibilo sommesso che già sapete; indi con la mano gli fe' cenno che restasse, dovendo egli trattenersi per qualche cosa lassù. Ma il padre Prospero, o non avesse ben capita la mimica del serafino, o aspettasse qualche altro schiarimento, si era inoltrato fin sotto al cornicione. Allora il serafino curvò il busto sulla ringhiera e raccolte le palme intorno alle labbra, lanciò allo zio questo savio consiglio:

—Prendi un libro e aspettami leggendo; ti dirò tutto, quando avrò udito quello che non hanno permesso a te di sentire.—

Il serafino aveva abbassata la voce d'un tono, ma staccava le sillabe in guisa che il suo discorso giunse intiero all'orecchio dello zio.

—Dove diamine avrà saputo che non mi hanno permesso di sentire?—pensò egli, ammirato.—Ah, ci sono, ci sono. Se ella può udire di lassù tutto quello che dicono, avrà anche sentito che non mi hanno voluto ricevere.—

E contento di quella scoperta, il padre Prospero s'inchinò con quell'aria di fiat voluntas tua, che soleva assumere ogni qual volta il serafino biondo mostrasse di voler qualche cosa per davvero. In prova d'obbedienza sollecita, si accostò allo scaffale più vicino, ne tolse il primo libro che gli venne alla mano, e andò a sprofondarsi nella lettura, ma non senza essersi sprofondato da prima in un seggiolone imbottito di bambagia, che era una delizia a sentirlo.

Il padrino Adelindo era tornato in quel mezzo al suo ascoltatorio.

XIII.

I frati di San Bruno erano tutti seduti nei loro stalli di legno. Il priore doveva aver ridata allora allora al padre Restituto la facoltà di parlare, perchè questi incominciava in quel mentre.

—Fratelli, io mi sbrigherò in poche parole. A che scopo ci siamo raccolti a vivere in questo convento? Per star lontani dal mondo e dalle sue noie; non è così? Per conoscere certe afflizioni, bisogna averle provate; per desiderare di non provarle più, bisogna esserne stati offesi nel profondo. Orbene, signori miei, se massima tra le afflizioni umane è l'amore, e cagione di questo tormento è la donna, la conseguenza del ragionamento mi par questa: che noi dal convento di San Bruno abbiamo respinte implicitamente le donne.