—Avete parlato del diavolo, sotto forma di tentatrice, e mi pare che basti.—
La disputa minacciava di farsi più grave. Perciò il priore stimò intromettersi.
—Fratelli, vi prego, lasciamo questa discussione del più e del meno. Voi, padre Anselmo, non interrompete l'oratore e consentite ch'egli dica tutto quello che pensa. Il padre Restituto, dal canto suo, non pensava punto di dare al vocabolo "tentatrice" un significato ingiurioso. Ci sono anche le tentazioni involontarie;—soggiunse con placida arguzia il padre Anacleto;—e qui saremmo proprio nel caso.
—Ringrazio il nostro degno priore di questa interpretazione, che risponde perfettamente al mio concetto;—disse il padre Restituto, inchinandosi.—E soggiungo che queste tentazioni, innocenti da una parte, non sono meno pericolose per l'altra. Noi veramente saremmo indegni di scusa, se, conosciuto il pericolo, non ci affrettassimo a provvedere. Io dunque domando al priore una cosa semplicissima; chiami egli il padrino Adelindo, gli faccia sapere quel che si pensa di lui, e lo rimandi a casa sua, con tutti quei riguardi che sono dovuti ad una donna.
—Lo domandate sul serio?—gridò il priore, in mezzo ai rumori che aveva destato la proposta del padre Restituto.—Io non farò mai una cosa simile. Darei piuttosto la mia rinunzia all'ufficio. Fratelli, siamo calmi e consideriamo attentamente il caso. Esso è grave, ma non è punto nuovo. Di donne travestite da uomo, vissute tranquillamente e decorosamente in mezzo agli uomini, ne è piena la storia. Potrei citarvi un venerabile esempio, ma non lo farò, perchè il fatto è ancora controverso e non è qui il luogo nè il tempo per intavolare una quistione di storia papale. Vi parlerò invece degli eserciti moderni, in cui non fu raro il caso di trovar donne, passate per uomini, che seppero acconciarsi a tutti i disagi e a tutti i pericoli della milizia, facendo egregiamente il debito loro e meritando anche di esser poste all'ordine del giorno, per qualche impresa notevole. A chi, sospettando dell'esser loro, sarebbe mai venuto in testa di scacciarle dal reggimento? Via, siamo giusti; è egli permesso a noi di scacciare dalla nostra milizia pacifica un fratello così quieto e gentile come il padrino Adelindo? Non è un padrino, lo capisco; potrebbe star meglio in un convento di monache. Anch'io lo pensavo, fin dai primi giorni ch'egli è venuto fra noi….
—Ah, lo sapevate?—interruppe il padre Restituto.—E come va, allora….
Il padre Anacleto lo interruppe a sua volta.
—Non lo sapevo;—diss'egli.—Il sospetto che quell'adolescente potesse essere una donna, mi si era affacciato alla mente; ma egli era accompagnato da un suo vecchio zio, che abbiamo accettato insieme con lui, e mi parve che quest'uomo, per tener mano ad un giuoco di tal fatta, avrebbe dovuto avere, o troppo ardimento, o….
—Troppa dabbenaggine, non è vero?—chiese il padre Restituto.
—Rispettiamo gli assenti, vi prego. Io volevo dire soltanto: o troppa fede nella nostra… bontà. Respinsi dunque il sospetto, e dissi tra me: facce di giovani che possono trarre in inganno ce ne sono di sicuro, specie nei biondi, e quando la comparsa dei peli vani sulle guance è un po' tarda a venire. Inoltre, era forse da credere che una ragazza si disponesse con tanta facilità a sacrificare una bella treccia di capelli d'oro, per la smania di entrare in un convento di frati, mettiamo anche di frati per burla? E a farci che? Intendo benissimo che questa domanda si potrebbe fare anche per un giovane. Ma infine, si può credere che qualche piccolo dispiacere, creduto eterno, e l'esempio di uno stretto parente, portino anche a questa estremità. Mosso da queste ragioni, sebbene credessi poco alla serietà della vocazione di quel giovinotto, ma rispettando la fermezza della sua volontà e cedendo all'ardore del suo desiderio, lo accettai, mettendo per altro, a tutela sua e nostra, la condizione del noviziato, e per lo zio e per lui. Così facendo, o signori, ho messi in salvo gli scrupoli miei, come la dignità del convento, ed ho creduto di far bene.—