Il padre Restituto non si diede per vinto.

—Voi parlate del primo giorno;—diss'egli;—e sta bene. Ma poi? Non vi è tornato il dubbio che l'adolescente fosse una donna?

—Anzi, è diventato certezza;—rispose il padre Anacleto.—Come e perchè, domanderete. Non saprei dirvelo con precisione. Forse mi ha guidato la considerazione d'un fatto fisiologico non avvertito da prima. Nell'uomo, prima che si mostrino i peli morbidi sul viso, abbiamo sempre un ragazzo, con la sua petulanza, se vogliamo, ma con altrettanta bambineria di atti e di pensieri. Ora, il padrino Adelindo, senza indizio di lanugine sulle guance, è già pieno di brio; ha una grazia ingenua, che non è più dei giovani alla sua età, ed una serietà che essi avranno solamente più tardi, ma rinfiancata di tristezza e di mal umore. No, non è un uomo, dissi allora tra me, il terzo giorno dopo la sua entrata nel convento.

—E lasciavate correre?

—Lasciavo.

—Ma perchè, di grazia, perchè?

—Perchè, signori miei…. Ma debbo io dirvi tutto, dall'a fino alla zeta?

—Dite, dite!—gridarono ad una tutte le voci del capitolo.

—Perchè, signori miei,—ripigliò il padre Anacleto,—si sarebbe detto che noi non siamo cavalieri, o che non eravamo troppo sicuri di noi. Credete che ciò non si sarebbe detto? Riconoscete almeno che si sarebbe potuto dire, e questo è più che bastante per determinare la via d'un gentiluomo. In verità, non saremmo stati cavalieri, se quella donna, entrata così fidente sotto la custodia dell'onor nostro, avesse potuto correre un pericolo; sicuri di noi avremmo dimostrato di non essere, se avessimo pensato, prima di accettarla, o di respingerla, che essa poteva farci perdere quel po' di cervello che ci avevano lasciato intatto le burrasche della vita. Uomini provati, davvero, questi frati di San Bruno, se avessero detto ad un biondo adolescente che domandava di entrare, accettando anche la condizione del noviziato: noi vi crediamo una donna, e, scusate, abbiamo paura di voi!

—È vero, è vero!—gridò il padre Anselmo.