—È verissimo!—ribadì il padre Bonaventura.
Un mormorio di approvazione salutò le parole del padre Anacleto e rincalzò le esclamazioni dei due lodatori.
Si capirà per altro, che i quattro oppositori non tenessero bordone a quelle prove di simpatia.
—Nobili sentimenti, espressi in nobilissima forma!—osservò il padre Restituto, che parlava per tutti i suoi compagni d'opposizione.—Ma infine, ciò che ha fatto il nostro degno priore, anche credendo di far bene, è contrario agli statuti dell'ordine.
—Statuti che non furono mai scritti,—osservò il padre Anselmo.
—E che nessuno è stato chiamato a votare;—soggiunse il padre
Bonaventura.
—Avete ragione, o signori;—replicò il padre Restituto;—avete ragione, se non badate allo spirito, e vi attenete soltanto alla lettera. La lettera nel caso nostro non c'è; ma c'è lo spirito, il quale si è svelato nelle consuetudini nostre, e in quel medesimo principio che ha già raccolto sedici uomini nel convento di San Bruno.
—Ex ore tuo te judico!—gridò il padre Bonaventura.—Voi non volete nella comunità il padre Adelindo, e lo contate fra i presenti.
—Dio buono! Leviamolo pure dal conto e diciamo quindici. Facciamo anzi quattordici, levando anche lo zio, che mi pare un vero fuor d'opera. Resta sempre che quattordici uomini si sono raccolti qui per vivere in pace, lontani dalle tempeste del mondo. Siamo i savi di cui parla Lucrezio, che stanno sulla riva a guardare la brutta figura degli altri.
Suave mari magno, turbantibus aequora ventis
E terra magnum alterius spectare laborem.