Il padre Anacleto approfittò del silenzio del suo avversario, per fare una diversione sul gusto di quella che rese celebre nei fasti oratorii Scipione Africano.

—Parliamo d'altro;—diss'egli, dopo un istante di pausa.—Come vanno le memorie scientifiche destinate al nuovo giornale? Voi, padre Bonaventura, dovevate finire il vostro studio sulle stelle cadenti. A che punto siete? La teorica dello Schiaparelli vi par sempre così giusta come prima?

—Ahimè!—esclamò ingenuamente il padre Bonaventura.—Dopo che sull'orizzonte di San Bruno è comparso quel bòlide, non capisco più nulla.

—Male!—osservò il priore, non sapendo bene se dovesse andare in collera, o ridere.—Voi, almeno, padre Atanasio, avrete data l'ultima mano ai vostri appunti di fisica?

—Dio buono!—rispose il padre Atanasio, tentennando malinconicamente il capo.—Come fare, con tanta elettricità per aria?

Il priore cominciava a rabbruscarsi. Che frutto avrebbe egli ottenuto dal suo discorso, se i partigiani suoi più fedeli mostravano di cedere così debolmente alla tentazione?

—Capisco,—diss'egli,—capisco che il giornale non si farà più.

—È nato morto;—soggiunse il padre Restituto.

A quella osservazione agrodolce, scattò come una molla il padre
Tranquillo.

—E perchè, di grazia? Aspettate che sia venuto alla luce, per fare la vostra registrazione necroscopica. Io frattanto ho l'onore di avvertirvi che c'è modo di farlo nascer vitale.