—Eh, una volta…. nei tempi andati….—balbettò il padre
Agapito.—Siete troppo buono.

—Almeno ne rammenterete qualcheduno. Me li reciterete, non è vero?—

Il padre Agapito non rispose più nulla, confuso com'era. Ma chinò la fronte, in atto di assentimento.

Quel giorno, trovandosi solo nella sua cella, il padre Agapito si guardò nello specchio.

—È vero;—diss'egli tra sè;—ci ho l'aria pensosa. È osservatore, il padrino!—

XIV.

A che pensava frattanto il padre Anacleto, priore dei conventuali di San Bruno? Gli balenava alla mente il doloroso pensiero di avere fatti male i suoi conti, di avere tirato avanti, di operazione in operazione, un faticoso problema, non tenendo a calcolo un elemento essenziale, la cui presenza, inavvertita da prima, gli mandava a rotoli tutto il suo edifizio di numeri.

Ma perchè, poi, s'aveva a parlare di conti sbagliati? E non si dava forse troppa importanza ad un elemento, fastidioso sì, più fastidioso delle mosche in estate, ma non certamente essenziale nella vita? Un fiore non fa primavera; e una quistioncella tra frati non doveva credersi il finimondo. Di certo, quello screzio si sarebbe composto; non era possibile, non era credibile, che quattordici persone ragionevoli perdessero la tramontana per una donna entrata in convento.

Che sotto le spoglie del nepote di Prospero Gentili si nascondesse una donna, il padre Anacleto lo aveva sospettato fino dal primo giorno; poi ne aveva acquistata la certezza, ma senza curarsi più che tanto del fatto e delle conseguenze che potesse portare in famiglia. Con tutto il suo ingegno, il padre Anacleto era un grande innocente.

E non vi faccia meraviglia. La penetrazione dell'uomo non è il più delle volte che effetto di cattiveria naturale. Non s'indovina il peggio; accade di pensarlo, con la certezza, o con la speranza, di apporsi al vero. Così è l'uomo; pensa il male per abitudine, lo cerca per desiderio. C'è della gente che va a caccia di scorpioni, per farne quell'olio balsamico che sapete; e c'è della gente che va frucando qua e là, in busca di cattive interpretazioni, che debbono far onore alla sua perspicacia. Guardate che talentone! Come vedeva giusto! Prima ancora di osservare il baccello, ha gridato: c'è il tonchio.