Al quale, dopo tutto, quel serafino biondo appariva quasi un raggio di sole nel cielo grigio ed uniforme di San Bruno. Quel monachino roseo ci aveva anche del paggio; e al padre Anacleto sembrava che egli facesse in convento il medesimo contrapposto felice che un bel paggio elegante ed amoroso doveva fare in una di quelle corti medievali, sempre minacciose e sempre minacciate, che stringono il cuore al solo pensarci.
E poi, e poi, gli pareva da gentiluomo non avvedersi di nulla, non cercare nelle sue sensazioni più oltre di quello che esse lasciavano scorgere. C'era del poeta, nel padre Anacleto; e forse per questo aveva meritato di esser priore in un convento di matti.
Finita la radunanza del capitolo in quel modo che sapete, il nostro priore sperò che i suoi degni colleghi non sarebbero andati più avanti con le loro ingiuste antipatie, e con le loro sciocche paure. Il padrino si sarebbe annoiato di quella vita rinchiusa e avrebbe accomodato lui ogni cosa, abbandonando il convento? Sì e no. Del resto, l'idea di una fuga del serafino biondo non veniva molto chiara alla mente del priore. Non vengono mai chiare e spiccate alla mente che le cose vagheggiate un po' a lungo o più profondamente desiderate. Infatti, vedete, gli veniva chiarissima l'idea che i suoi compagni si sarebbero chetati. Che diamine! Mandar via un novizio che non faceva male a nessuno! Chi avrebbe avuto mai un così triste coraggio, poichè non voleva averlo lui? lui, più equanime, più freddo, e più tranquillo di tutti?
E frattanto, notava un fatto curioso. I suoi vecchi amici, padre Anselmo e padre Bonaventura, suoi partigiani dichiarati in capitolo e difensori del serafino, incominciavano a girargli nel manico; erano di giorno in giorno meno teneri pel loro protetto; quel latte e miele che scorreva dalle loro labbra quando parlavano di lui, incominciava a saper d'agro. Per contro, padrineggiavano, serafineggiavano gli oppositori. Padre Agapito e padre Restituto, in ispecie, erano diventati col serafino d'una cortesia, d'una dolcezza, che sarebbe stato impossibile desiderarne di più. A buon conto, il priore ne avrebbe desiderato di meno. Perchè? Forse perchè nella sua qualità di priore doveva amare le parti giuste per tutti; forse perchè nella sua qualità di osservatore, notava un cangiamento troppo rapido di sentimenti e di modi; forse perchè… Oh insomma, trovatelo un po' voi, il perchè.
Tra questi giuochi d'altalena, e osservazioni e malinconie psicologiche, capitò al priore la visita del sottoprefetto di Castelnuovo Bedonia. E accompagnata da circostanze eroicomiche, che io vi racconterò senza farmi pregare. Il signor sottoprefetto era venuto a cavallo, con una coppia di carabinieri per iscorta. D'onore, o di sicurezza? Il fratello Giocondo, che non lo conosceva e che stava fermo alla consegna, non aveva voluto lasciarlo salire al convento, come egli mostrava desiderio di fare.
—O scusi;—gli aveva detto, con un tono agrodolce, come faceva quando incominciava a scappargli la pazienza.—Se viene a cercare il priore per arrestarlo, mi mostri il mandato di cattura e passi. Se viene per fargli visita, dica il suo nome ed aspetti, come fanno tutti gli altri.—
Il signor sottoprefetto l'aveva masticata male e aveva risposto:—aspetterò.—
Così dicendo, il nostro personaggio porgeva al converso la sua carta di visita, con un gesto che voleva dire:—A voi, ecco chi fate aspettare; andatelo a riferire al vostro principale, che vi darà una strapazzata coi fiocchi.—
Ma il converso non pose gli occhi sul cartoncino di Bristol, o non volle dare al visitatore burbanzoso la consolazione di farlo in sua presenza. Del resto, lo conosceva già, per averlo veduto alcuni giorni addietro, quando era stato al parlatorio chiedendo del padre Prospero e annunziandosi modestamente "il suo amico Tiraquelli". Tira quelli, o quelli altri, era tutt'uno pel fratello Giocondo, che uscì con la carta di visita in mano, per andare ad avvertire il priore.
Il signor cavaliere e sottoprefetto misurò una ventina di volte la lunghezza del parlatorio, che era di otto metri e qualche centimetro, e non domandava tante fatiche per essere accertata. Indi uscì sul piazzale a contemplare la valle e sentir mormorare il torrente; poi tornò in parlatorio a guardare il brutto muso di Mastino II della Scala; battè le labbra e crollò il capo più volte in segno d'impazienza; finalmente trasse una rifiatata, perchè si udiva un passo abbastanza frettoloso sul battuto del piazzale, certo indizio della venuta del priore.