—Al desiderio, al piacere di conoscerla. Non si meravigli, la prego;—rispose con grande volubilità di parole il sottoprefetto di Castelnuovo;—noi, poveri ufficiali preposti alla amministrazione delle provincie, dobbiamo conoscere il paese, per formarci un giusto concetto dei suoi bisogni; e dobbiamo per conseguenza conoscer tutti i nostri amministrati…. anche quelli che non hanno bisogno di noi.—
Il priore fece un inchino e additò un seggiolone al suo ospite. Ma il sottoprefetto fece le viste di non essersi accorto di quell'invito.
—Sono in volta per visitare tutti i comunelli del circondario;—proseguì egli.—È la nostra Via crucis. Perciò spero non vorrà trovar nulla a ridire sull'accompagnamento di due carabinieri. L'autorità—soggiunse il sottoprefetto, atteggiando le labbra ad un sorriso, come faceva ogni qual volta stava per dire qualche cosa di profondo o di grazioso,—l'autorità è amicizia, quasi fratellanza, che è come a dire confidenza, per gli uomini di vaglia; ma pel volgo, che non la intende senza una certa solennità d'apparato, dev'essere ravvolta nella nube, accompagnata da lampi e tuoni, come il Dio degli eserciti.—
Il priore s'inchinò da capo, ma non aggiunse nulla del suo a quel saggio d'eloquenza sublime.
—Ella vedrà nella mia visita anche un pochino di curiosità;—riprese il sottoprefetto, lasciando i lampi e i tuoni in disparte e degnandosi di uscir dalla nube.—Non voglio negarlo; anzi le confesso sinceramente che avevo da gran tempo un desiderio vivissimo di conoscer Lei, persona tanto ed universalmente stimata, e di dare una sbirciatina al suo convento laico.—
Il priore, che l'aveva capito fin da principio, e che non voleva parere uno di quelli che bevono grosso, accettò la dichiarazione e ci appose il suo visto.
—Sarà sempre un onore per noi di appagare la sua curiosità. Del resto, non si potrebbe neanche rifiutarglielo,—soggiunse il priore, temperando con un sorriso l'asprezza del colpo,—come si è fatto con tutti i signori di Castelnuovo.
—Ah, se non ci hanno piacere….—balbettò il sottoprefetto;—se non amano le visite…. non vorrei essere importuno.
—No, la prego, non si dia pensiero di ciò;—rispose il priore.—La sua curiosità, signor commendatore, non è offensiva per noi, dacchè il suo ufficio la rende quasi obbligatoria. Lei deve sapere ogni cosa; gli altri non hanno nessun diritto di metter gli occhi nelle nostre faccende. Frati, nel senso religioso, non siamo; non diciamo messa, non confessiamo, non distilliamo acqua di melissa, non fabbrichiamo cerotti. No, nessun rimedio, nè per le anime travagliate, nè pei corpi infermi. Attendiamo invece a medicare noi medesimi, nel silenzio e nella pace d'un chiostro; e ci pare che si faccia già molto. A che volerci vedere? Siamo fatti come tutti gli altri, e viviamo qui come essi vivrebbero in villa, godendo il fresco e facendo qualche cosa d'inutile, tanto per ammazzare il tempo. Ma basti dei signori di Castelnuovo. Mi permetta, signor commendatore; dò un ordine e sono da Lei.—
Il commendatore in votis fece un inchino, che voleva dire: s'accomodi. E il padre Anacleto, uscito dal parlatorio, andò a cercare il converso che aspettava i comandi.