Egli chinò la testa, senza rispondere alla celia. Che cosa poteva dire, con tutta quella gente lì presso?
— Via, per non farvi andare in collera, accetterò; — riprese la signora Camilla. — Perderete, e sarà la vostra punizione.
— Perderò! — ripetè egli tristemente, scandendo la parola, quasi volesse farne fuori un senso recondito. — Che importa? Oramai, sono avvezzo. —
La signora Camilla gli diede un’occhiata tra curiosa e beffarda; ma lo lasciò senza risposta, poichè s’avvicinava l’Anselmi.
— A domani dunque, e buona notte; — disse il contino, stringendo la mano alla signora Camilla. — Prego voi, come la signora Elena, di non sognare che ci avete puniti con una giornata di rigore.
— Che avreste meritato; — rispose la signora Vezzosi, per sè e per la Rivanera. — Ma voi, conte, non sognate di farci la seconda di cambio.
— Per gl’inferni numi, lo giuro; — replicò, nell’atto di levarsi il cappello, quel caro ed amato Anselmi, che Aldo De Rossi avrebbe mandato tanto volontieri a trovare gli augusti testimoni del suo giuramento.
XIII.
La mia felicità sarebbe al colmo, se il candido lettore e la vermiglia lettrice si contentassero del poco che io dò e non mi chiedessero di approfondire, anzi meglio, di sviscerare il caso psicologico che ho preso a descrivere. Si tratta di una malattia, per cui, qual più, qual meno, siamo tutti passati, e le troppo minute descrizioni non chiarirebbero niente di nuovo.
Aldo De Rossi era in una di quelle condizioni indefinite e indefinibili, che non permettono di risolver nulla e fanno avere in uggia ogni cosa. Si vorrebbe morire, dormire, sognare, e tutto il resto del monologo d’Amleto; farsi certosino, o prendere una sbornia di due settimane; mettersi a capo di uno squadrone di cavalleria e caricare un esercito in ordine di battaglia; affondarsi in una nuvola e andare dove il vento la spinge, in Africa, in Lapponia, a casa del diavolo; tutte cose che in altre parole mi è già occorso di dire e che vi coloriscono sempre imperfettamente lo stato d’incertezza di un’anima, che il passato opprime, il presente annoia e il futuro sgomenta.