— L’aria d’iersera vi ha fatto bene; — gli disse.

— Credete? — fece egli, con accento impresso di mestizia.

La signora Elena gli diede una rapida occhiata, che parve passarlo fuor fuori.

— Non ne credo nulla; — rispose ella, abbassando la voce. — Ma siate forte; se no, perderete la causa. —

Quella buona signora Elena si mostrò in quel giorno due volte buona con lui. Si vedeva la cura che ella metteva a scuoterlo, a farlo figurare nella conversazione. Gli rivolgeva spesso il discorso, per dargli occasione di parlare; qualche volta lo interrogava di schianto, per rompere il silenzio in cui egli accennava sempre a rinchiudersi.

I tre personaggi gravi della compagnia, cioè a dire il presidente gran croce, il commendatore Gerardo e il cavaliere Sestavalle, bevevano coscienziosamente l’acqua salutare del Tettuccio. Le signore, sedute davanti alla tavola di marmo che v’ho descritta, tenevano corte di giustizia, o, per dire più veramente, di grazia. Aldo le vedeva tutte e due, fresche e sorridenti come due belle rose sul medesimo cespo. E andava pensando tra sè che una di quelle donne gli aveva confessato di amarlo, e che egli le aveva confessato di essere invaghito di un’altra. Pure, quella donna era là, gaia, sorridente, serena, proprio accanto a quell’altra. E Aldo ne faceva in cuor suo le grandi meraviglie, non sapendo che in una donna si trovano sempre due donne, una delle quali sta sulla scena e recita la sua parte con grande disinvoltura, anche quando l’altra si cruccia nella propria amarezza. Figurarsi poi se non doveva apparir serena la signora Vezzosi, col semplice carico di una simpatia soffocata sul nascere.

Per uno di quei ragionamenti subitanei, irriflessivi, involontarii, che sono così frequenti in noi, e che la casuistica più arcigna non saprebbe imputare alla coscienza del peccatore, Aldo diceva a sè stesso:

— Se io amassi questa e non l’altra! Qui regnerei senza contrasto; mentre là, — e frattanto lo sguardo correva alla signora Camilla, — anche regnando, il mio regno sarebbe sempre turbato da tentativi di ribellione. —

Sì, ma avrebbe regnato sempre, dove credeva di poter regnare senza contrasto? Chi sa? Non c’entrava nella simpatia dichiarata della signora Elena un pochettino di picca? Vinto il puntiglio, cioè quando si fosse impadronita del cuore di Aldo De Rossi, sarebbe sempre stata la stessa? E lui, per avventura, non ci metteva del puntiglio, a voler essere amato dalla signora Camilla? Aldo fece il suo esame di coscienza e gli parve di no. Non l’amava mica perchè era superba con lui; l’amava perchè era bella; l’amava perchè... Oh insomma, l’amava perchè l’amava, e non sapeva, non voleva e non poteva far altro.

Quel giorno, finita la stazione al Tettuccio, i nostri personaggi decisero di far colazione insieme, nel giardino dell’albergo, per andar poi tutti insieme allo stabilimento della Speranza. Il contino Anselmi si scusò di non poter seguire la compagnia; aveva qualche cosa da fare alla Torretta e si sarebbe sbrigato appena in tempo per trovarsi dal Birindelli a ricever le dame. Curioso uomo, che rinunziava a due ore di conversazione con la signora Rivanera! Aldo pensò alla cantante, che forse aspettava quel leggerissimo tra tutti i vagheggini.