A proposito della cantante, se egli ne avesse dato un cenno alla signora Camilla, che colpo! Il modo di entrare in discorso senza aver l’aria di commettere una indiscrezione a caso pensato, non poteva certamente mancargli. Ma se il pensiero gli venne, sappiate che gli parve anche un’infamia. Da tutt’altri avrebbe potuto sapere la signora Camilla di quel ripesco amoroso; da tutt’altri, ma non da lui. Si poteva, è vero, parlarne alla signora Vezzosi. Ma non ci sarebbe stato il secondo fine, la speranza che la signora Elena ne parlasse a sua volta con la signora Camilla? E questa sarebbe stata un’infamia confettata di vigliaccheria.
— Come son grande! — pensò egli, dandosi ironicamente la baia. — Mi rassegno a non dir nulla e a non raccogliere il frutto di un’utile bricconata! Ma che sciocchezza, esser grandi! Ecco un atto degno degli eroi di Plutarco, che si perde nei segreti della vita borghese. Basta, mi decreterò una medaglia da me. —
Questo pensiero lo fece ridere, ma d’un riso amaro, che non lo dispose punto a gustare la colazione. Mangiò poco, o nulla; ma si sforzò di essere gentile, come al solito, con qualche lampo di gaiezza. Il riso sulle labbra, lo aveva; per quanto fosse sardonico, era sempre riso. E quando le signore si alzarono da tavola, anch’egli si alzò, per accompagnarle fuori; si alzò come un condannato, che ha bevuto il suo ultimo bicchierino, e mormorò tra i denti: — animo, via, imbecille; andiamo a morire. —
Morire! Che esagerazione! Ma sì, lettori; la sofferenza non ha gradi. Si soffre, o non si soffre, ecco il punto. E quando si soffre, non c’è nulla che superi quella sofferenza; è il finimondo, è l’ira di Dio.
La lieta brigata, con cui Aldo De Rossi portava a passeggio i suoi crucci, escì dall’albergo della Pace verso le dodici. Il sole scottava, e il presidente Roberti pensava dentro di sè che non era la più bella cosa del mondo andare attorno a quell’ora. Ma un presidente, che ha la fortuna di portare una gran croce, può far buon viso ed anche buone spalle alle piccole. Inoltre, il vecchio Roberti ci aveva una gran tenerezza per la sua bella nipote, senza contare che gli era rimasto nell’anima un pochettino di quella cortesia imperturbabile, direi quasi stereotipa, che è sempre stata una dote dei magistrati, fin dai tempi di Marco Tullio. Cavalleria pesante, direbbe un amico mio, che ha ridotta la vita ad un eterno bisticcio. Con quella sua grave bontà, il presidente gran croce si espose coraggiosamente alla vampa del sole e al riverbero della strada. Il commendatore Gerardo, pur d’essere in compagnia d’un presidente (i ministri, lo sapete, non erano ancora arrivati) si adattò anche lui. Era una specie di Cireneo, il commendatore Gerardo, e aiutava il presidente Roberti a portare la sua gran croce. Di Alcibiade primo non si parla neanche; era un cavaliere della provianda e seguiva fedelmente l’esercito.
Le signore apersero l’ombrellino; i loro compagni le imitarono, poichè questo arnese è entrato anch’esso nelle consuetudini del sesso forte; e tutti si avviarono pei non floridi ma polverosi sentieri della Speranza. Questa per fortuna loro non era troppo lontana.
Prima che giungessero alla mêta del loro viaggio, videro il contino Anselmi, che veniva incontro alle dame, con franco passo e viso allegro, come un paggio del Medio Evo. Le parole, per altro, non furono da paggio, bensì da cavaliere del secolo decimottavo.
— Mi duole, signore mie, — diss’egli, salutando, — di non aver potuto mandar via il sole; colpa di Giosuè, che lo ha avvezzato a star fermo. Abbiate pazienza, del resto. In cielo non esistono le invidie che guastano il sangue agli abitanti della terra, ed è giusto che il sole si faccia avanti, per onorare le sue belle rivali.
— Che galanteria! — esclamò la signora Camilla.
— Un po’ vecchia! — borbottò Aldo tra i denti.