Aldo De Rossi non capì troppo bene che cosa significasse quell’accento ironico.
— Vi dispiace, forse? — ripigliò.
— A me, no; — ribattè la signora Camilla. — E a voi?
— Io... — balbettò Aldo — sono al settimo cielo. —
La signora Camilla sorrise; ma fu un lampo, e la sua faccia tornò subito a farsi oscura.
— Complimenti! — diss’ella. — Come a dire bugìe.
— Ma il mio non è un complimento; — rispose Aldo De Rossi.
Intanto il contino Anselmi lo chiamava a giuocarsi l’acchito. Aldo si mosse dal fianco della signora Camilla, fece la prova, la perdè e diede l’acchito all’avversario. Questi s’impostò, colpì la palla dell’avversario e fece un doppietto, mandandola nei birilli ad abbattere il filone, ossia la fila di mezzo.
— Bene! — gridò la signora Elena. — Avete già indovinato che io non v’aiuterò molto, e incominciate a fare da per voi.
— Oh, ci sarà lavoro per tutti; — rispose l’Anselmi. — Aldo è un terribile giuocatore. —