A farlo a posta, Aldo De Rossi non si mostrò degno della lode; fece steccaccia e andò nei birilli con la sua. Gli avversarii ebbero quattordici punti dei ventiquattro.

— Si mette male! — disse Aldo, volgendosi con aria contrita alla signora Camilla.

— Avete paura? — fece ella, col suo solito accento canzonatorio.

— Non ne ho mai avuta; — rispose egli. — Mi rincresce soltanto che abbiate a formarvi un così gramo concetto di me. —

La signora Camilla fece un gesto che pareva volesse dirgli: è già formato da un pezzo. Indi, temperando quella espressione beffarda in un consiglio di benevola autorità, soggiunse:

— Bisogna essere più calmi.

— Potere! — mormorò Aldo De Rossi.

Intanto il contino Anselmi si disponeva a fare il suo colpo. Egli poteva, mettendoci un po’ di buona volontà, guadagnare la partita, poichè la posizione in cui Aldo aveva lasciata la sua palla era brutta parecchio. Ma il contino, da buon cavaliere, non volle approfittare dell’occasione; fece anzi di più, giuocò male e restò peggio, lasciando un bel colpo alla signora Camilla, che doveva entrare in giuoco, per lo sbaglio di Aldo.

La signora Camilla, nuova al giuoco, non s’era avveduta di quel piccolo artifizio galante.

— E adesso come si fa? — diss’ella, prendendo posto davanti al biliardo.