E lo guardava, così dicendo, con una espressione tanto strana, che egli ne fu tutto rimescolato.

Che cosa voleva dire quello sguardo? Probabilmente questo: Siamo due capi ameni, voi con la vostra gelosia scontrosa, io con le mie leggerezze infantili. Oppure quest’altro: Ci combiniamo in ogni cosa, perchè in fondo in fondo ci amiamo più che non paia. Infine, poteva significare anche questo: Siete così scemo, che ho compassione di voi. Comunque fosse, l’intensità dello sguardo di Camilla aveva un perchè. Ma fors’anche non ne aveva nessuno, ed era un suo modo di guardare la gente, per il quale tornava inutile di beccarsi il cervello.

Vi ho detto che si sentì tutto rimescolato. Non si sostiene impunemente lo sguardo di una donna che si ama, specie quando non si sa ancora se quella donna vi ami, e perchè vi guardi in tal modo. Ma il turbamento non è una risposta, e Aldo De Rossi doveva darne una.

— No, — diss’egli tanto per aver l’aria di rispondere qualche cosa, — mi riconosco più debole di voi. Anch’io, è vero, sono andato nei birilli con la mia; ma voi, almeno, avete fatti una volta dieci punti buoni, mentre io non ne ho imbroccato mai una.

— Ed è giusto che si vada così; — ribattè la signora Camilla, col suo solito accento sarcastico. — Tirate a troppo, signor mio! —

Aldo inarcò le ciglia, come un uomo che non ha capito e sta per domandare una spiegazione. Ma il contino Anselmi capitò in buon punto a troncare il duetto.

— Volete la rivincita, signora? — chies’egli a Camilla.

— No, — rispose ella, — salvo che Elena non voglia continuare...

— Come vuoi tu, mia bella; — disse la signora Vezzosi. — Sai pure che si ama poco ciò che non si sa fare abbastanza bene.

— Quand’è così, — ripigliò Camilla, — diciamo le cose come stanno. Signor conte, il vostro giuoco è assai brutto. —