Un attacco rispondeva ad un altro. La signora Elena, che non si aspettava di essere assalita, mentre ella stessa si era fatta assalitrice, ne fu grandemente turbata.

— Io! — esclamò. — E di che dovrei essere offesa? Egli non mi fa la corte.

— Davvero?

— Non me l’ha fatta mai.

— Ah! questa è anche più strana.

— Te lo giuro; — disse Elena, con accento solenne.

Camilla stette un momento in forse; poi chinò la testa, con aria di persona che vuol dimostrarsi persuasa, anche non essendo convinta.

— E sia; — diss’ella. — Non saprei che cosa opporre ad una affermazione come questa. Ma non perdiamo il filo del discorso. Esso avrà pure una conclusione; andiamo alla conclusione. —

La signora Vezzosi aggrottò le ciglia, vedendo che Camilla si metteva a quel modo in sussiego con lei, e si pentì di aver voluta quella conversazione. Ma non c’era rimedio e bisognava andare fino in fondo.

— È male che tu la prenda su questo tono; — diss’ella. — Io vengo a te senza secondi fini, col cuore in mano, e ti dico: Aldo De Rossi è innamorato di te. È un uomo serio, un gentil cavaliere; amalo. O meglio, — soggiunse, — poichè queste cose non si comandano, se è vero che tu l’ami, o sei disposta ad amarlo, te ne prego, non fare che egli si disperi per la tua apparente insensibilità. —