Camilla ascoltò con molta attenzione il predicozzo, non togliendo gli occhi dal volto dell’amica. Indi, col suo solito sussiego, le disse:

— Parli per conto suo?

— Se fosse, — replicò la signora Elena, ferita da quell’aria altezzosa, — che cosa ci vedresti di male?

— Anzi, — ribattè la signora Camilla, — ci vedrò una prova del suo buon gusto a saper scegliere.... gli ambasciatori. Peccato che col buon gusto non si trovi d’accordo lo spirito! Sicuramente, mia bella; non s’incomoda una dama come tu sei, più fatta per udire di questi discorsi, che per farli ad un’altra. E non è bello, inoltre, che in queste faccende s’aiuti con gl’intercessori, chi ha voce e ginocchia per pregare da sè.

— È giusto; — osservò la signora Vezzosi. — O, per dire più veramente, sarebbe giusto, se il signor De Rossi mi avesse dato l’incarico di farti un simile discorso. Il vero è che non mi ha incaricato di nulla. Conosco il suo segreto.... Da un pezzo glielo leggevo negli occhi. Mi duole di vederlo così triste, così avvilito, e ti parlo per conto mio, in favore di quel povero giovanotto.

— Ah, volevo ben dire! — esclamò la signora Camilla. — È dunque tutta bontà tua. Veramente singolare! Non ti offenderai, spero, di questa osservazione. È tutto ciò che io ti dirò su questo particolare, usando dei diritti che accorda l’amicizia. E per questa medesima amicizia ti dico: càlmati, bella mia.... E frattanto, non mi chiedere di fare questa cosa, o quell’altra, perchè io non posso far nulla. Non amo il signor De Rossi.

— Ah! — gridò la signora Elena. — E perchè?

— Ti potrei rispondere molto semplicemente: perchè non l’amo. Tu stessa lo hai detto poc’anzi, queste cose non si comandano; o sono, o non sono, e la ragione del non essere è così oscura, come quella dell’essere. Vedi, mi fai parlare come un filosofo; — soggiunse Camilla, ridendo. — Ma voglio essere schietta, quantunque la cosa abbia i suoi rischi. Solo chi custodisce il proprio segreto è forte; e la donna, già tanto debole in questa società così male costituita, ha doppia ragione di custodirlo. Pure, lo ripeto, sarò schietta con te. E tu, spero, ci vedrai un’altra prova della mia amicizia. Mi stai a sentire?

— Son qua, tutt’orecchi; — rispose la signora Vezzosi, atteggiando le labbra ad un sorriso, che non le venne altrimenti.

Camilla, che era stata fino allora in piedi, davanti alla Vezzosi, andò a sedersele accanto, sul canapè; indi, presa la mano dell’amica tra le sue, come a trastullo infantile, così incominciò la sua confessione.