Il contino Anselmi si era accorto di avere, come dicono i francesi, l’absence heureuse. Dopo qualche giorno di lontananza, lo vedevano più volentieri le donne e gli amici. Egli non andava a cercare se ciò dipendesse per avventura da quel periodo di tregua, che ci fa sopportare con maggior filosofia il ritorno dei vecchi dolori. Sentiva il benefizio e non ne indagava le cause. Non vi ho detto ch’egli apparteneva alla schiera dei felici, di coloro che vedono tutto color di rosa e che sono molto contenti di sè?
Il nostro viaggiatore ebbe alla stazione di Montecatini i sorrisi e i saluti amichevoli di cento conoscenze; saluti e sorrisi che non avrebbe avuti, se, scambio di giunger lui, fosse andato con quella medesima folla a veder giungere un altro. Era già una consolazione, come vedete. Non si fermò a chiacchiera con nessuno, perchè un uomo che arriva non ha mai tempo da perdere, o non deve mostrare di averne. Del resto, il contino Anselmi sentiva gli stimoli dell’appetito e il bisogno di darsi una risciacquata. Prese una vettura di piazza e corse all’albergo della Torretta, per attendere ai due uffici importanti; si restaurò dentro e fuori, e quindi andò a far visita alla cantante. Era la più vicina; doveva anche esser la prima, nelle sue attenzioni galanti.
La diva lo ricevette benissimo. I nervi non la molestavano più; segno evidente che aveva ritrovato il suo re sopracuto. Il contino Anselmi che le aveva proposto di andare a Parigi, per portargliene uno nuovo fiammante, le portava in quella vece una graziosa novità dalle rive dell’Arno, cioè a dire un elegantissimo braccialetto, comperato in via Tornabuoni, dal Marchesini, che era, e spero lo sia tuttora, il Dio dei gioiellieri di Firenze. Ad una dama non si sarebbe potuto portare un presente d’oro e pietre preziose; ad una diva sì, perchè i Numi gradiscono, da tempi immemorabili, ogni specie di offerte.
La diva accolse il dono con gioia, ed ammirò da esperta conoscitrice una fila di piccoli smeraldi e rubini, frammezzati da brillanti, che luccicavano sulle spire elastiche del braccialetto, foggiato a serpente. S’intende che, per ammirarlo meglio, se lo rigirò subito al braccio.
— Siete un compito cavaliere; — diss’ella; — ed anche un uomo di buon gusto. Guardate come sta bene. —
E gli stese un braccio ben tornito, candidissimo senza mestieri di biacca, che meritava anch’esso la sua parte d’ammirazione. Il contino Anselmi lo prese delicatamente e gli rese l’omaggio a cui essa sembrava invitarlo.
— Porterò il vostro braccialetto questa sera al Casino; — disse allora la diva.
— Ah! — esclamò il contino, inarcando le ciglia. — Questa sera finalmente vi risolvete di andarci?
— Sì; volete accompagnarmi? Mando a spasso il Torricelli. —
La proposta non garbava troppo al contino Anselmi.