— Sciocco! — disse la cantante, appoggiando l’epiteto con quel grazioso torcimento di labbra che ha nella nostra lingua il brutto nome di boccaccia.

— Adorabile! — rispose il contino Anselmi, facendo in quella vece il bocchino.

In quella guisa l’Anselmi vinceva il punto di non accompagnare la diva al Casino. Veramente, non si sarebbe tirato indietro a quel modo, tre giorni prima. L’uomo, quando non ha altri ripeschi in mira, si presta sempre volentieri a queste comparse, che fanno prendere il moscherino a mezzo mondo e che dànno alle donne un alto concetto della sua persona. Perchè, infatti, le figlie d’Eva sono meno insensibili che non si pensi a questi spettacoli di felicità mascolina, e l’uomo che credesse di guastare i fatti suoi per il futuro con simili mostre, si gabellerebbe da sè per un vero collegiale. S’intende che le mostre in discorso riescono utili, quando l’uomo non abbia altri amori imbastiti lì per lì. Se ce li ha, deve astenersi con ogni cura da questi riscontri pericolosi. Una donna può e deve ammirare il signor Tizio, che ha fortuna con le altre, fino a tanto che ella non sia ricercata da lui; ma a nessuna donna può altrimenti piacere che il signor Tizio le si presenti con una rivale a braccetto.

Quella sera, finito il pranzo, e senza indugiarsi a prendere il caffè in giardino, il nostro Cupido escì dall’albergo della Torretta, avviandosi per lo stradone. Non sapeva nulla delle signore che aveva così bruscamente piantate il giorno innanzi. Non lo avevano veduto al Casino; lo avevano probabilmente aspettato al Tettuccio; dovevano essere impensierite della sua sparizione improvvisa. Ora il contino Anselmi giustamente pensava che un po’ d’assenza fa bene, ma che non deve mica esser troppa.

Così egli andava ruminando il suo capitolo de arte amandi, quando (vedete fortuna!) riconobbe da lunge le dame, che, accompagnate dai soliti cavalieri, venivano incontro a lui verso il Tettuccio. Il commendatore Gerardo e il cavaliere Sestavalle andavano innanzi con la signora Camilla; seguivano Aldo e il presidente gran croce con la signora Elena.

A farlo a posta, il numero era giusto e non c’era più luogo per lui. Ma beati gli ultimi, dice il proverbio, se i primi han discrezione. Il commendatore Gerardo fu tanto discreto da cedergli il suo posto.

— Ah, sei qui, briccone? — gridò il Vezzosi appena lo ebbe veduto. — Dove diamine ti sei nascosto, Anselmi? —

Il contino biascicò alcune frasi sconnesse.

— Nascosto, no.... veramente.... Del resto, tu mi vedi....

— Ora, si capisce. Ma iersera? e stamane? Ti abbiamo aspettato al Tettuccio, e non ti sei lasciato vedere. Di grazia, si potrebbe sapere che cura fai?