— E dove andate ora, se è lecito saperlo?
— Al Rinfresco, per far ora. La signora Camilla non conosce ancora il luogo.
— E mi dicono che sia molto bello; — soggiunse Camilla.
— Bellissimo; — rispose il contino. — Sta sotto la mia giurisdizione, perchè è proprio accanto alla Torretta. Di modo che, — proseguì l’Anselmi, — se io fossi rimasto all’albergo, avrei avuta la fortuna di vedervi egualmente?
— Ma non avreste meritato di accompagnarci, — replicò la signora.
Aldo De Rossi andava al Rinfresco come la biscia all’incanto. Si pentiva di non essersi posto lui al fianco della signora Camilla, per impedire all’Anselmi di appiccicarsi in quel modo. Ma come avrebbe potuto fare diversamente? Quel giorno gli era andata così male ogni cosa! La mattina, al Tettuccio, aveva notato una grande freddezza, o, per dire più veramente, un’aria di grande inquietudine, che metteva le signore a disagio con lui. Esse, del resto, non si lasciavano mai, e come non gli era riescito di parlare da solo a solo con la signora Camilla, così non aveva potuto dire neanche una parola alla signora Elena. Infastidito da quelle difficoltà, che erano durate fino all’ora di colazione, Aldo De Rossi aveva infilato l’uscio e preso il portante verso Monsummano, sperando di chetare le sue furie con una lunga passeggiata. Ma si era stancato, senza punto calmarsi. Tornato all’albergo sull’ora di pranzo, aveva trovata la signora Elena più turbata, più confusa che mai. Non ebbe modo di chiederle nulla, perchè il Vezzosi l’accompagnava nel corridoio, e del resto era già ora di scendere nella sala da pranzo. Solamente nell’anticamera, mentre Gerardo appiccava il cappello al gancio del cappellinaio, essa ebbe il tempo di dirgli: — Proporrò una gita al Rinfresco; veniteci: troverò il modo di parlarvi. —
Concertata la gita mentre erano a tavola, gli convenne di restare al fianco della signora Elena quando si escì dall’albergo. La signora Camilla era venuta a pranzo in una abbigliatura elegantissima, che faceva risaltare vieppiù i segni di una freddezza senza esempio. Aldo non ci capiva più nulla e si rodeva di non sapere che diavolo fosse. Avviandosi con la brigata al Rinfresco, e non vedendo comparire l’Anselmi, si era arrischiato a sperare che la giornata dovesse finir meglio che non era cominciata. Ma tutto ad un tratto era apparso l’Anselmi; egli stesso era stato il primo a vederlo e il cuore gli aveva dato una scossa violenta.
E pensare che quello zerbinotto, quel Ganimede, quell’Adone da strapazzo (già, i nomi da appioppare ad un rivale non mancano mai) veniva a guastargli le sue faccende con un tradimento in corpo, e probabilmente ancora caldo delle tenerezze dette ad un’altra donna! Perchè infatti il contino Anselmi ce lo aveva, il suo ripesco amoroso, all’albergo della Torretta. Non si era confessato egli stesso con Aldo, nelle espansioni di una passeggiata a lume di luna! E la delicatezza, la lealtà e tante altre belle cose egualmente moleste, non permettevano ad Aldo di metter carte in tavola, di propalare senza tanti complimenti ogni cosa?
Si giunse al Rinfresco, una specie di giardino all’antica, con mura alte e severe, ornato con una gravità architettonica abbastanza pretensiosa, ma ricco di verde, d’ombra e di silenzi romantici, da piacer molto ai cuori innamorati, ed anche ai filosofi misantropi. Questo riscontro non ha niente di strano e si spiega facilmente, poichè l’amore è una misantropia masticata in due.
Una fontana, decorata di marmi, sorgeva nel mezzo del piazzale, accanto all’entrata; ma l’acqua non aveva allegrezza di zampilli. Acqua termale, tu eri triste a vedere, come la faccia del mio Aldo De Rossi. Più lieta appariva tutto intorno la frappa, in mezzo a cui s’aprivano alcuni viali, ma per chiudersi tosto, nel fitto dei rami sporgenti. Cari viali, amiche rèdole, liberali di ombre discrete ai fidati colloquii, come si sarebbe inoltrato volentieri pe’ vostri meandri il mio Aldo De Rossi, tenendo a braccetto la signora Camilla! Ma a farlo a posta, la signora Camilla non si spiccava dal fianco dei signori Anselmi e Vezzosi, o, per dir meglio, i signori Vezzosi ed Anselmi non si spiccavano dal suo.