— Ehi, giovinotti! — gridò il commendatore Gerardo, che incominciava a capire. — Che cosa è questo? Il giudice mi pare...

— Il giudice ha data la sentenza; — disse Aldo, con un risolino sardonico.

— Egli vorrà almeno riconoscere l’autorità della Cassazione; — entrò a dire il presidente gran croce.

— Con tutto il piacere, e chiedendovi perdono, se è necessario; — rispose Aldo, inchinandosi. — Per altro, mi consentirete d’insistere nella mia opinione. Il tono ironico non mi va, da qualunque parte proceda; e i patti chiari....

— Fanno i buoni amici, manco male; — interruppe il commendatore Gerardo, sperando di ravviare la conversazione.

— No, — ribattè Aldo De Rossi, — il proverbio non è giusto. Tra amici non occorre far patti di nessuna specie. Diciamo invece che i patti chiari fanno i buoni nemici. Infatti, — soggiunse, guardando l’Anselmi, — ci sono i buoni nemici; cioè quelli che si conoscono tali e non giuocano più ad ingannarsi. —

Il contino Anselmi rispose al discorso di Aldo De Rossi con un cenno del capo, che aveva del saluto, del ringraziamento e dell’altro ancora.

La conversazione, come potete immaginarvi, non andò più oltre. Camilla aveva alzati gli occhi e non le era sfuggito il gesto sarcastico dell’Anselmi, nè lo sguardo di minacciosa promessa con cui gli rispondeva il De Rossi.

— Vogliamo tornare all’albergo? — diss’ella, rivolgendo il discorso ai Vezzosi.

Elena, più morta che viva, fece uno sforzo supremo per alzarsi dal sedile. Gerardo e il cavaliere Sestavalle furono subito in piedi; il presidente gran croce si stimò fortunato di poterli imitare. Quella scena agrodolce aveva seccato il nostro gravissimo personaggio, che in quel momento malediceva di sicuro la compagnia dei ragazzi e le ragazzate di cui lo facevano spettatore. Ma già, colpa sua, signor presidente. Dove c’è paglia, c’è sempre pericolo d’incendio. E lei, perchè portare la paglia con sè?