— È ancora così presto! — diss’egli. — Come si fa a prender sonno? —

Le signore entrarono nel salottino e andarono a sedersi su quel canapè, di cui già conoscete l’esistenza. Erano ambedue sovra pensieri, e per quella volta non ci fu continuazione di dialogo. Poco stante bussarono all’uscio. Era il Sestavalle che giungeva col libro.

— Ecco il pretesto; — diss’egli, sorridendo, — che cosa mi comandate, donna Elena?

— Non comando; vi prego....

— Tornerebbe lo stesso: ma io amo i vostri comandi.

— Sia; vi comanderò dunque di andare al Casino, dove passerete un’ora, due ore, quanto sarà necessario.

— Necessario! A che cosa?

— A sapere quel che fanno, o quel che contano di fare i due signorini.

— Ah! — disse l’Alcibiade. — Quei due che si sono riscaldati al Rinfresco?

— Per l’appunto. Ma badate, Sestavalle; voi non avrete l’aria di esser mandato da noi.