Ma neanche il complimento del vecchio cortigiano poteva ammansire la diva sdegnata.

— Badi! — gridò ella. — Farò uno scandalo. Questo duello per un’altra donna non mi va, e non lo voglio. Ha capito? Non lo voglio. Per un’altra donna! — ripetè, con accento d’amarezza. — Per un’altra donna! Dio sa poi che roba! —

Alcibiade era buono, due volte buono; ma non tre, badate, non tre. Quella bottata all’albergo della Pace gli fece salire la mosca al naso.

— Signora, — diss’egli con un certo sussiego, — Io non so proprio che farci. I miei obblighi sono pochi e determinati. Mi rincresce che abbiano a cozzare co’ suoi desideri, ma che vuole? io non ci ho colpa e mi resta il dispiacere di non poterla contentare. Veda Lei, se le riesce di persuadere il conte Anselmi.... Io le auguro magari un trionfo. Buona notte! —

E approfittando della circostanza che la signora Augusta aveva lasciato poc’anzi il bottone del suo soprabito, l’Alcibiade si sottrasse con una riverenza frettolosa alle noia di quella inutile conversazione.

Cinque minuti dopo, era giunto all’albergo e vuotava il sacco delle notizie ai piedi delle dame.

Com’egli fu a raccontare l’entrata in scena della cantante, personaggio nuovo di cui esse non avevano mai udito parlare, la signora Elena atteggiò le labbra ad un sorrisetto malinconico, che voleva dir molto. Voleva dire, per esempio, che il destino serviva assai bene il signor Aldo De Rossi, e assai male la signora Vezzosi. Ma questa aveva buon cuore, e non era solamente rassegnata alla sua sconfitta, ma anche desiderosa di affrettarla. Perciò al sorrisetto malinconico tenne dietro una osservazione come questa:

— Ah! il signor conte ci aveva l’amica a Montecatini? Vo’ fargli i miei complimenti.

— Questa amica è forse una provvidenza per noi; — esclamò la signora Camilla.

— Una provvidenza! E in che modo?