— A buon conto, ti sei quasi ecclissata, quest’inverno; — entrò a dire la signora Bertini, una brunetta bofficiona, ma non inelegante, che fino allora era stata a sentire le chiacchiere della baronessa.
— Che vuoi? — ripigliò la Vezzosi. — Parliamo sul serio. Gerardo era così cagionevole di salute! Si può dire che è stato più a letto, tra gennaio e aprile, che non per le strade. I nostri signori uomini non ci sposano forse perchè facciamo l’infermiera? — soggiunse la signora Elena, con un placido riso. — Del resto, ho fatto volentieri il sacrificio. Gerardo è così buono con me!
— Bugiarda! — pensò la Margherita. — Come se non si sapesse che ci ha avuto qui tutti i giorni il De Rossi! — Hai fatto bene; — proseguì poscia ad alta voce. — Ma speriamo che ti ricatterai della tua reclusione in estate. Dove vai quest’anno? Io andrò a Recoaro. Ci va la regina, e Recoaro sarà la great attraction della stagione.
— Ma... — fece la signora Vezzosi, tentennando la testa — Gerardo avrebbe desiderio di andare a Courmayeur. Egli soffre tanto del caldo!
— Io — disse la Bertini — andrò a Livorno. È il gran chic, e tutti mi raccontano che l’anno scorso si sono divertiti un mondo.
— Ma, signore mie... — entrò a dire uno degli Alcibiadi. — Non si direbbe, a sentirle....
— Che cosa? — domandò la signora Margherita.
— Che i medici non c’entrano più per nulla nell’ordinare le acque. Una volta si andava in un luogo piuttosto che in un altro, secondo i bisogni della salute... secondo le malattie....
— Bravo! — gridò la signora Margherita. — E voi credete alle malattie?
— Ahimè, da qualche anno! — rispose l’Alcibiade, contrito. — Io credo, per esempio, ai reumi, e vado a Casciana.