— Son qua, donna Camilla, son qua; — disse l’Alcibiade, avvicinandosi al deschetto su cui stava il vassoio con tutto il bisognevole per «cotanto uffizio.»

— Avete fatto? — gli chiese ella sottovoce.

— Ogni cosa; — rispose egli nel medesimo tono.

— Ha letto?

— Sì, ed è rimasta un po’ meravigliata. Ma poi ha lodato il vostro passo. Vi servirà, come desiderate; quantunque tema di non riuscire. È un uomo leggiero, mi disse, e gli uomini leggieri vi sfuggono proprio da quel lato per cui vi argomentate di tenerli.

— È una sciocchezza; — rispose Camilla. — Non ci sono uomini leggieri. Del resto, — soggiunse, — aspettiamo. —

E alzò gli occhi al cielo, col gesto dell’Arabo che commette la sua salute al destino. Ma balenava da’ suoi occhi la sicurezza di chi rimettendosi all’aiuto del destino, si promette anche di dargli una mano.

— A Elena; — disse poi, versando il e porgendo la prima chicchera al suo bravo aiutante.

XX.

Quella sera Aldo De Rossi rientrò molto tardi all’albergo. Da principio la ricerca dei padrini, quindi gli accordi e i preparativi del duello, avevano occupato tutto il suo tempo. Alla perfine, tutto era concertato, e in guisa di non lasciar nulla ai capricci del caso. Le carrozze erano state fissate per l’alba, e alle cinque in punto i suoi padrini dovevano andarlo a svegliare.