L’uscio si aperse lentamente e qualcheduno si affacciò nel vano.
— Che cosa volete? — chiese Aldo De Rossi, nell’atto che compiva la sua passeggiata fino all’angolo più lontano della camera.
Ma la sua dimanda non ebbe risposta. Si volse allora, insospettito da un leggiero scalpiccio che non accennava punto a ciò ch’egli aveva immaginato da principio; si volse, vide che cos’era, e diede un sobbalzo; poi restò lì, tra contuso e sbalordito.
— Signora!... — diss’egli; e più non disse, tanta era la sua commozione.
Avrete già indovinato chi fosse la signora, il cui improvviso apparire turbava così profondamente Aldo De Rossi. Era la signora Camilla, che stava ritta ed immobile davanti a lui, a due passi dall’uscio; la signora Camilla Rivanera, bella come una visione celeste, di quelle che in altri tempi usavano visitare i monaci e i pensatori, nelle loro celle solitarie. E dico in altri tempi, per accennare a quelli della poesia; che i nostri sono tempi di prosa e certe visioni sdegnano di offrirsi ai mortali.
La signora Camilla rimase un istante a guardare il De Rossi; indi si volse indietro a mezzo per richiuder l’uscio, e finalmente venne incontro a lui, che non s’era mosso dal suo primo atteggiamento di confusione e stupore.
Ella s’inoltrava, e il giovane la vedeva venire incontro a lui, muta e severa come un fantasma.
Grazioso fantasma, in verità, e in ogni altra occasione Aldo De Rossi l’avrebbe accolto a braccia aperte. Ma in quell’ora notturna, mentre egli era lunge dall’aspettarsi una simile apparizione, ed anzi, diciamo tutto, mentre egli non avrebbe mai osato sperarla o immaginarla possibile, Aldo De Rossi n’ebbe come un capogiro, vacillò e cadde su d’una scranna, che, per fortuna sua, era ai piedi del letto. Ed ella, come fu presso a lui, si fermò, stette un momento a guardarlo, con una aria grave, in cui la curiosità si mescolava alla tristezza.
— Non mi aspettavate? — diss’ella, come fu giunta presso al De Rossi.
— No; — rispose Aldo, senza sviar gli occhi da lei.