— Che uomo! — esclamò allora Camilla. — Voi non capirete dunque mai nulla!
— Io.... — balbettò il giovane. — Che cosa intendete di dirmi?... —
E rimase attonito, pensando a quella frase di Camilla. Che cosa doveva egli capire? Per esempio, cercando molto tra sè, incominciò a capir questo: che ella volesse da lui una viltà. Ma con quale intento? Forse per liberarsi da una malleveria troppo grave, perchè su lei, solamente su lei, sarebbe caduta la colpa del duello.. Forse anche per tutelare la vita dell’Anselmi? Questo sospetto lo fece fremere di rabbia. E pensò di stare in guardia, aspettando che ella scoprisse il suo giuoco.
— Signora, — riprese egli, tanto per dire qualche cosa e ravviare il discorso, — vogliate sedervi. —
Camilla non rispose parola e non fece neppur caso dell’invito di Aldo. In quella vece andò risolutamente verso lo scrittoio e prese la lettera che il signor De Rossi vi aveva lasciata; guardò il ricapito e aperse la busta, senza chieder licenza, senza esitare un istante, come se facesse la cosa più naturale del mondo. E neppur egli, confuso com’era dall’improvvisa apparizione di lei, trovò strano che quella donna, entrata là dentro come in casa sua, aprisse la lettera che egli aveva finito poc’anzi di scrivere.
La signora Camilla diede una rapida occhiata al foglio, e come fu giunta agli ultimi versi, atteggiò le labbra ad un sorriso sardonico.
— Lettere d’altre donne! — esclamò. — Ritratti! Fiori appassiti! Non è vero?
— Signora!...
— Oh, non importa, dovevo aspettarmelo. Ma nella lettera che avete scritta è anche la vostra condanna. In verità, dite benissimo; questi ricordi non dovrebbero mai sopravvivere ai lieti casi, ai dolci episodii di cui fanno testimonianza. —
Aldo rimase muto, parendogli indegno di sè e di lei un tentativo di giustificazione, che non si sarebbe potuto fare, senza aver l’aria di rinnegare il passato. Ma quand’anche egli lo avesse voluto, Camilla non gliene avrebbe lasciato il tempo.