— Chi amate voi ora? — ripigliò essa. — Ma no, non occorre saperne il nome. È una donna da compiangere. Infatti, essa non potrebbe essere lieta, sapendo che in un angolo riposto del vostro scrigno c’è tanta roba da gettare alle fiamme. —

L’accenno doveva riescirle doloroso, poichè ella dopo aver dette quelle parole, si lasciò cadere sul sofà, che era accanto allo scrittoio, nascondendosi il viso tra le palme.

Aldo non seppe più contenersi. Balzò dalla scranna, e avvicinatosi a lei, le prese una mano, che strinse amorevolmente tra le sue.

— Signora.... — diss’egli, con accento supplichevole. — Camilla, ve ne prego.... Che significa ciò? Di che m’accusate voi? Mia dolce signora, è dunque possibile?... E siete voi qui, veramente voi? O non sono io piuttosto io che vi vedo e vi parlo in sogno? —

Così dicendo, non senza interruzioni, tra sospiri e singhiozzi, baciava quella bianca mano, che Camilla non gli aveva concessa, ma che non aveva pensato neanche a ritrarre. La baciava, dico, e finì col bagnarla delle sue lagrime; dolce tributo che l’amore dà così spesso e così volentieri ad una cara bellezza. E Camilla sentì quelle lagrime, e levata la fronte a guardare il piangente, con un moto rapidissimo della persona venne a nascondere il viso sul petto di lui.

Qui veramente Aldo De Rossi credette di essere innalzato al settimo cielo, se è vero, come hanno scritto gli antichi, che i cieli sieno sette e non più. Era lui, proprio lui, che stringeva al petto quella divina creatura? Era lui, proprio lui che aveva sofferto tanto per la freddezza di quella donna, e letta poche ore innanzi una sua lettera acerba, che pareva fatta per levarlo d’ogni speranza? E quella donna che egli credeva di aver perduta per sempre, quella donna, proprio allora che egli pensava di esserne più lontano che mai, era là, commossa, palpitante, nelle sue braccia, come una colomba nel nido?

Quanto durasse la scena non saprei dirvi, nè, sapendolo, vorrei. L’uggioso misuratore delle allegrezze umane non dimentica nessuno; ma è permesso ai felici di dimenticarlo, in uno di quei rapimenti sublimi che nello spazio di un’ora concentrano le gioie di un’intiera esistenza. Non mi chiedete neanche quali pensieri prendessero forma nella mente di lui, o di lei; poichè vi sono istanti in cui non si pensa affatto, se non per avere una vaga coscienza dell’annientamento di questa superba facoltà, per cui l’uomo è il più infelice degli esseri.

— Dimmi, — bisbigliò finalmente Aldo all’orecchio di lei, — perchè mi odiavi?

— Perchè?... — rispose ella, destandosi da quel dolce torpore dell’anima. — Non amavi tu un’altra?

— No; — disse Aldo, con accento vibrato che prorompeva dal cuore. — Te sola.