— Giuralo! — rispose Camilla, levando la testa e fissando i suoi begli occhi nel viso di Aldo. — Giura che non amavi Elena, e che il tuo cuore non ha mai palpitato per essa. Bada, — soggiunse, con un gesto di minaccia. — Avresti avuto torto a non amarla, perchè essa è bella tra tutte le donne; avresti avuto torto, perchè essa ti ama. Se l’hai amata, sii leale ed onesto nel rispondermi. Puoi tradirla nel futuro; non devi rinnegarla nel passato.
— Non sarei così vile; — rispose Aldo gravemente. — Per tutto ciò che ho di più sacro; per la memoria di mia madre, te lo giuro; non ho amata mai quella donna. Il mio cuore è pieno di te, dal primo giorno che ti ho veduta; ed ho veduta te prima di conoscere lei. Il passato.... — soggiunse Aldo sospirando; — il passato non è più mio. Come lo distruggerei? È la nostra gioventù che ha sparsi i fiori della sua ghirlanda lungo il cammino: possiamo noi tornare indietro a raccoglierli? Una cosa sola possiamo far noi: dolerci amaramente di non averli serbati, per incoronarne la fronte di colei che ameremo per tutta la vita. Credimi, dolce signora; io non ho amato Elena, non le ho detto mai parola che potesse lasciarle sospettare un’ombra di tenerezza per lei. Eppure, io gliene ho dette molte! — notò il giovane, crollando mestamente il capo. — Ma tutte, sai, tutte per intrattenerla del mio amore per te!
— Male! — sclamò Camilla. — Si fanno forse di queste confidenze ad una donna?
— Elena è buona; — disse Aldo.
— Sì, troppo buona; e appunto ciò mi ha dato noia; — rispose Camilla, battendo sdegnosamente le labbra. — Stimare un uomo per quel che vale.... almeno, immaginarsi che egli val molto; desiderare che le sue labbra vi dicano ciò che i suoi occhi v’hanno lasciato sospettare; attendere che egli cessi di andare attorno, per non vedere, per non seguire, per non servire che voi; e invece.... non veder nulla, non udir nulla di ciò che speravate vedere ed udire; e frattanto, sentirvi offrire quell’uomo da un’altra donna, bellissima, non c’è che dire, e che ha l’aria di volervi fare un regalo, quasi una cessione.... Signor De Rossi, ecco ciò che è toccato a me, per colpa vostra. Ditemi ora, non eravate un bambino, a diportarvi così? E non sentite là dentro un po’ di rimorso? —
Aldo De Rossi vide in quel momento ciò che non aveva veduto mai. Delicatissimo nelle cose del cuore e punto disposto alle confidenze tra uomini, si era lasciato andare a far partecipe del suo segreto una donna. Perchè quella debolezza sua con la signora Vezzosi? Certo, bisognava farle intendere in qual modo, come e perchè egli non rispondesse al nascente affetto di lei; certo, non era tutta colpa della signora Elena se quell’affetto aveva fatto capolino, e il signor Aldo degnissimo, con le sue spensierate assiduità in casa Vezzosi, doveva riconoscersi per il primo e per il maggiore colpevole. Ma dal trovare il modo di persuadere gentilmente una donna dell’errore in cui essa era caduta, allo spiattellarle intiera e nuda la verità, ci correva un bel tratto. Ed era poi lui, l’uomo degli amori esclusivi, il fautore della massima «o tutto o nulla,» che doveva lasciar supporre tante cose alla signora Vezzosi e mettersi nella condizione in cui si trovava finalmente, davanti alla signora Camilla?
I criminalisti, in ciò d’accordo coi moralisti, richiedono nel delitto, perchè possa chiamarsi tale la coscienza e l’intenzione di commetterlo. Dove non è intenzione, dove non è coscienza, il delitto sparisce e resta semplicemente l’errore. Ma nelle cose del cuore, è, scusatemi l’espressione, un altro paio di maniche. Dove lo spirito ha obbligo d’esser sempre desto e vigilante, non ci sono errori perdonabili; ogni errore è delitto. Aldo, anche innocente nell’anima sua, aveva errato, doveva riconoscersi in colpa.
— Mi faccio orrore; — diss’egli chinando umilmente il capo. — Ma anche voi, Camilla.... non siete stata troppo lungamente crudele con me? Quell’Anselmi, poi!... —
Non avrebbe voluto nominarlo; anzi, aveva fatto proponimento di non tirare il discorso da quella parte. Ma al povero Aldo De Rossi accadde ciò che accade a tutti gl’innamorati, che non sanno destreggiarsi, perchè non sanno aspettare, e cascano essi primi nei discorsi che vorrebbero ad ogni costo cansare.
— Ah sì, l’Anselmi! — rispose Camilla. — Gran che! Ditemi voi, ve ne prego, che cosa ha ottenuto l’Anselmi da me.